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Social Beauty: quando Facebook ti fa bella

Oggi parliamo di bellezza. Ma lo facciamo a modo nostro, presentando alcune tra le più interessanti (e recenti) iniziative di Social Media Marketing nel settore della cosmesi.

A ispirare questo post è stato l’intervento sul social media marketing che ho presentato qualche settimana fa in occasione di Sherasade For Business, l’evento formativo dedicato ai professionisti della bellezza organizzato a Roma da Lorenzo Termini.

Un settore, quello del beauty, che ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, con un’importante crescita di fatturato a livello mondiale.

Secondo i dati diffusi qualche giorno fa da FOX news, dal 2013 al 2015 il settore ha registrato infatti una crescita di fatturato del 10,6%. E il dato è ancora più interessante se si considera che l’economia globale ha invece avuto una contrazione del 3,6% nello stesso periodo. I primi dati per il 2017, inoltre, sembrano confermare questa tendenza, facendo prevedere una chiusura di anno in ulteriore crescita.

Aziende e imprenditori del settore, sulla scia di questo successo, cercano di immaginare e dar vita ad attività di marketing e di comunicazione volte a coinvolgere e sorprendere il proprio pubblico, facendo spesso un uso creativo e intelligente dei canali online e in particolare dei social network.

Qualche esempio? Qui di seguito ho riportato alcuni casi interessanti, trovati analizzando i social di alcune tra le principali aziende di prodotto e di distribuzione in Italia.

 

L’Oréal, a tutto colore

Chi ha detto che gli ugc (i contenuti generati dagli utenti) sono superati? Per i brand del settore beauty non sembra affatto essere così…

L’Oréal per esempio ha di recente lanciato sui propri social la campagna #iamcolorista, per dare visibilità alla sua nuova linea di colorazioni per capelli, disponibili in spray e in altri formati temporanei e permanenti.

Per l’occasione, le fan sono state invitate a condividere su Instagram i propri selfie con le acconciature più colorate e originali, usando appunto l’hashtag collegato.

L’obiettivo in questo caso è coinvolgere il pubblico facendolo sentire protagonista attivo della comunicazione del brand. Il risultato?

La partecipazione all’iniziativa è stata massiccia da parte delle fan, che hanno sfoggiato su Instagram le loro originali colorazioni.

L’Oréal ha inoltre invitato alcune influencer di settore a partecipare a uno speciale evento colorista che si è tenuto a Londra, dando ancora più visibilità al prodotto e all’iniziativa.

Nivea: spazio alla personalizzazione

Nelle ultime settimane l’azienda tedesca Nivea ha dato l’opportunità ai fan di personalizzare con una foto dei propri cari il classico contenitore cilindrico di crema.

I fan hanno così la possibilità di associare i propri personali momenti di tenerezza al prodotto, che si prende cura della loro pelle.

Lanciata qualche settimana fa sui canali social, la campagna è stata particolarmente efficace nei giorni che hanno preceduto San Valentino, periodo nel quale i fan sono stati invitati a regalare una crema personalizzata ai loro cari.

 

Limoni, uno stile di vita

Molto interessanti anche le scelte di comunicazione di Limoni.

In alcuni recenti post, il brand sceglie di non concentrare le creatività sui prodotti, ma di inserire questi ultimi in contesti di vita quotidiana.

L’interesse quindi non è più sul prodotto, ma si sposta sullo stile di vita, su una situazione.

La scelta punta evidentemente a incentivare l’immedesimazione delle fan con il mondo creato dal brand, facendo apparire quel contenuto come non propriamente pubblicitario.

 

Profumerie Douglas: content Marketing

E se invece il prodotto scomparisse del tutto?

È quello che propone la pagina italiana delle Profumerie Douglas in una serie di contenuti volti a creare engagement e fidelizzare i fan.

Si tratta di speciali meme-citazioni, le Douglas Quotes, frasi ispirazionali pensate per le fan e create coerentemente con l’immagine coordinata di Douglas.

Questi ovviamente sono solo alcuni degli esempi di uso consapevole e strategico dei canali social nel settore beauty.

E voi, avete altri esempi da proporre?

150 150 Alfredo

Filosofia spiccia

Quasi per gioco, su input di Ignazio, ieri ci siamo messi a indicare le tre parole con cui sintetizzare il valore dei Social Media.
Chi molto praticamente (eventi, condividi, informazione, idee, novità, globalità), chi più soggettivamente (prosumer, impara, amici, profilo), abbiamo più o meno toccato tutti i tasti della opportunità e criticità (manca la privacy e penso non a caso, avendo fiducia nella capacità individuale di sapersela gestire).
Stavo per intervenire con una reminiscenza liceale che messa lì, nello spazio di uno status, sarebbe apparsa superficialmente fuori contesto quando mi sono ricordato dell’attacco del capitolo quattordici di Parla, ricordo, un libro di Nabokov da poco letto. Un bel racconto della prima parte della sua vita, a cavallo tra i fasti di San Pietroburgo antecedenti la prima guerra mondiale, il trasferimento intermedio in Francia nel 1919 e quello definitivo, in quello che considera il paese d’adozione (gli Stati Uniti), nel 1940.
Lo uso come pre-testo per elaborare un pensiero e avviarne un altro, di gioco.
Trascrivo. “La spirale è un circolo spiritualizzato. Nella forma a spirale il circolo si svolge, si srotola, smette di essere vizioso; si ritrova libero. È anche un’idea dei tempi della scuola, quando scoprii anche che la sequenza triadica di Hegel (tanto in voga nella Russia d’una volta) esprimeva semplicemente la spiralità congenita di tutte le cose in rapporto al tempo. A una spira ne segue un’altra, e ogni sintesi è la tesi della serie successiva. Se esaminiamo la spirale più semplice, possiamo distinguervi tre fasi, che corrispondono a quelle della triade: chiameremo tesi la piccola curva, o arco, che avvia la circonvoluzione al centro; antitesi l’arco più ampio che sta di fronte al primo nel processo di quest’ultimo; sintesi l’arco ancor più ampio che continua il secondo mentre segue il primo lungo il lato esterno. E così via”.
La mia tesi, dunque, è che questa idea di concatenazione positiva (positivistica?) basata sul contenuto/pensiero si addica molto alla ricerca del senso di un social media.
La mia antitesi, è che una spirale così vorticosa e presente di post/status/commenti/like non sempre sia in grado di determinare/offrire un’identità (nel tempo e nello spazio).
La mia sintesi, è il corporate blog. Identità (seppur di forma ma, come insegna anche il de Sanctis, studioso e critico di Hegel, l’estetica è lo spirito) e contenuto, insieme.
Qual è la vostra tesi? Ripartiamo?