5X1000 ovvero del Social Change Management

5X1000 ovvero del Social Change Management

Agostino

Lavorando sempre più a contatto con il non profit, la ricerca scientifica e gli enti pubblici, abbiamo individuato nella forma di sostegno tipica del periodo di presentazione delle imposte, in vigore ormai dal 2006, un elemento di criticità e opportunità per l’intero ambito dei destinatari.
Le tendenze, così come le esperienze personali di ognuno di noi, stanno lì a dirci come solo in quel periodo si concentri la comunicazione del 5X1000 che, ricordiamo, è tecnicamente una non donazione, attraverso le classiche leve incentrate sull’emotività, anche del momento.
Poco, a nostro avviso, invece si fa e si comunica per costruire una relazione viva e costante tra causa e sostenitore nel corso dell’intero anno e finalizzata poi a considerare l’indicazione della destinazione della quota d’imposta come atto naturale e spontaneo.
Un processo di marketing che da sociale diventi istituzionale, scelte che tengano conto del contesto, della prossimità, delle disponibilità, dei fabbisogni, della condivisione, in una parola sola, delle persone.
Spostare il focus delle decisioni strategiche dalla causa al donatore, è il passaggio che secondo noi contribuirà a rendere meno dispersivi gli investimenti e più efficaci le rese.
Spostare il focus del marketing dal campo dell’emotività a quello della razionalità, è il passaggio che secondo noi contribuirà a uscire dalla fase stagnante e non sempre nobile della competitività tra dolori.
Si tratta di operare scelte coraggiose di cambiamento degli approcci da parte dei soggetti che richiedono la non donazione. Il cambiamento dovrebbe realizzarsi sia a livello tattico (azioni sul territorio mirate alla richiesta verso la popolazione) che operativo (azioni in sede mirate alla rimodulazione delle attività degli addetti).
La massificazione degli input, con azioni miste offline e online (dal tradizionale messaggio pubblicitario declinato su stampa tv mailing o non luoghi antropologicamente intesi ai più moderni e profilati mezzi web oriented), sviluppa effetti distorsivi. Tali effetti distorsivi sono diretti ed indiretti:

1) Effetti distorsivi diretti: situazioni in cui la popolazione che non è coinvolta in alcun tipo di dolore o causa, si trova in difficoltà a scegliere e quindi o non decide o segue una persona di propria fiducia;
2) Effetti distorsivi indiretti: tipico di chi lavora all’interno di una struttura dalle finalità sociali e in cui può nascere il disagio di una competizione con referenti o addirittura volontari della propria e di altre strutture. Disagio che può condurre alla disillusione verso mission e attività, con impatti seri sull’operatività dell’intero meccanismo.

A breve, pubblicheremo un paper di analisi sugli ultimi dati ufficiali disponibili e forniti dall’Agenzia delle Entrate, relativamente alle dichiarazioni dei redditi dell’anno 2012 e ci concentreremo sulle potenzialità ancora inespresse di questo strumento che, seppur contingentato nella cifra indicata di 400 milioni di euro (Legge di Stabilità 2014), è considerato fonte insostituibile di income per i potenziali destinatari. Inoltre, il paper proporrà una modalità di processo progettuale finalizzato a evitare, da un lato, aggressività nella sensibilizzazione e dall’altro, efficacia nel coinvolgimento.

di Alfredo BorrelliOlivier La Rocca

1 commento
  • Roger dicembre 10, 2014 a 10:31 am

    Alfredo, interessante spunto che merita decisamente qualche approfondimento dal momento che condivido l’aspetto della creazione della relazione (che non significa redemption) su cui nel non profit si investe poco. A questo punto teneteci aggiornati…

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