Melancholia

Melancholia

150 150 Agostino

Difficile razionalizzare i pensieri quando ci si trova davanti ad un’opera di Lars Von Trier. Ho amato Le onde del destino, ho trovato geniale Dogville, ma non ho ancora un’idea chiara su Melancholia.
Il secondo millennio ci ha abituato alle previsioni catastrofiche, date sulla probabile fine del mondo si sono susseguite negli anni, la prossima è il 2012, ma per chi fosse particolarmente curioso di vedere in anteprima quale potrebbe essere il destino della Terra, consiglio vivamente l’ultima fatica del regista danese.
La storia del pianeta Melancholia, in rotta di collisione con il globo terrestre, è il pretesto per raccontare l’intimo sentire di due sorelle Justine e Claire, differenti per predisposizioni caratteriali, ma tormentate entrambe da una particolare inquietudine esistenziale. Claire e il marito hanno organizzato alla perfezione la festa di nozze di Justine. Ogni momento della serata è stato programmato secondo una rigida scaletta alla quale Justine si sottrae, scomparendo nel nulla e facendo irritare parenti e ospiti.
L’insofferenza per le regole, senza possibilità di controllo, conduce Justine a rompere la sua promessa di matrimonio la sera stessa.
Il malessere di Justine mette in pena la sorella Claire, la quale decide di ospitarla nella sua casa.
Intanto il pianeta blu, Melancholia, si fa sempre più vicino alla Terra. Gli scienziati sono pervasi da un sano ottimismo, non ci sarà nessuna collisione. L’attesa dell’evento proietta le sue ombre sulle dinamiche familiari in casa di Claire. Il marito ripone piena fiducia nella scienza, Claire non riesce invece a dominare le sue ansie e le sue paure, mentre in Justine trapela una sorta di rassegnazione.
Il prologo wagneriano tratto da Tristano e Isotta non faceva presagire nulla di buono, il finale apocalittico non tarda dunque ad arrivare.
La sensazione, da spettatore, è di pura angoscia. L’esistenza si dissolve in poco più di un minuto, eppure, credo, che Von Trier sappia rendere poetica anche la distruzione.
Una bellissima fotografia si regala dei fotogrammi carichi d’Arte, siamo lontani dal Dogma, gli effetti speciali sono oramai parte integrante della narrazione.
Incoerente forse, indubbiamente provocatorio. Allontanato dal festival, criticato, Lars Von Trier rimane comunque uno dei più eclettici e poliedrici registi della cinematografia europea. Che lo si ami o lo si odi, Melancholia è un film da vedere, prima della fine del mondo.

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