Web Marketing

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1024 682 Michele

Parity Rate Addio: Chi Ci Guadagna?

Lo scorso 2 agosto, grazie al voto finale del Senato, è terminato l’iter iniziato nel 2015 e viene approvato il DDL Concorrenza. La clausola della parità tariffaria è ufficialmente passata a miglior vita nel nostro Paese. Cos’era la Parity Rate? Citando l’emendamento:

È nullo ogni patto con il quale l’impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto.”

In sostanza, era vietato per qualsiasi albergo offrire una tariffa più vantaggiosa per il cliente finale rispetto a quelle riportate sui siti delle OTA (Online Travel Agency) come Booking o Expedia.
C’è da aspettarsi una grande rivoluzione? Un abbassamento generale dei prezzi? Oppure lo scatenarsi di una guerra dei prezzi che porterà a una riduzione della qualità del soggiorno?
Probabilmente nessuna delle tre ipotesi. Vediamo insieme il perché.

Cosa offrono le OTA alle strutture ricettive?

Non sono semplici intermediari, dato che questi portali offrono una visibilità mondiale a qualsiasi struttura a prescindere dalle loro dimensioni, quindi sono uno strumento di marketing importantissimo. In cambio, per ogni prenotazione effettuata tramite il loro canale, l’albergatore dovrà pagare una commissione, solitamente del 20%. Nell’epoca della parity rate, il prezzo per la stessa tipologia di camere sul sito dell’albergatore non poteva essere minore rispetto a quello mostrato sul canale di distribuzione delle OTA. Ora che questa clausola non esiste più, la prima cosa che ci viene da pensare è che adesso gli albergatori ridurranno il prezzo sul loro sito. D’altronde, con una prenotazione diretta, non devono sostenere le spese di commissione e quindi hanno un margine del 20% da giostrare: niente di più facile, sembrerebbe.
In realtà non è così facile, soprattutto per le realtà di piccole e medie dimensioni. Legalmente non sono più tenute a tenere il prezzo uguale rispetto a Booking ma cosa succede nei fatti se abbassano questo prezzo ? La disparità viene notata subito da Booking e la scheda dell’albergo in questione viene penalizzata in visibilità e gettata nel limbo delle ultime pagine.
C’è un modo di dire moderno che recita “il miglior posto per nascondere un cadavere è pagina 2 di Google” e lo stesso vale anche per le Booking.

Tirando le somme, per poter avere una disintermediazione dalle OTA efficiente, non basta giocare sul prezzo, bisogna investire nella visibilità, bisogna avere un sito funzionale e aggiornato, bisogna investire su pubblicità online, c’è bisogno di una forte presenza sui social, si deve cercare di fidelizzare i clienti e bisogna avere una piattaforma di prenotazione funzionante all’interno del sito.
Per molte realtà alberghiere italiane, un tale investimento non conviene quando possono lasciar far tutto alle OTA in cambio della commissione. Potrebbe cambiare qualcosa con le grandi catene alberghiere ma, in mia opinione, non cambierà molto dato che in queste realtà si ha a che fare con una buona percentuale della clientela già fidelizzata e, solitamente, chi cerca e dà valore al brand già precedentemente prenotava direttamente sul sito, mentre chi cerca sulle OTA è tendenzialmente più sensibile al prezzo che al brand.

Menzione speciale per Trivago, motore di ricerca che confronta i prezzi delle camere d’albergo controllando sia il sito di proprietà sia i siti delle OTA, che potrebbe vedere aumentare i volumi di traffico sul suo sito e quindi diventare il grande vincitore di questo provvedimento.

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560 315 Vincenzo

Social Beauty: quando Facebook ti fa bella

Oggi parliamo di bellezza. Ma lo facciamo a modo nostro, presentando alcune tra le più interessanti (e recenti) iniziative di Social Media Marketing nel settore della cosmesi.

A ispirare questo post è stato l’intervento sul social media marketing che ho presentato qualche settimana fa in occasione di Sherasade For Business, l’evento formativo dedicato ai professionisti della bellezza organizzato a Roma da Lorenzo Termini.

Un settore, quello del beauty, che ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, con un’importante crescita di fatturato a livello mondiale.

Secondo i dati diffusi qualche giorno fa da FOX news, dal 2013 al 2015 il settore ha registrato infatti una crescita di fatturato del 10,6%. E il dato è ancora più interessante se si considera che l’economia globale ha invece avuto una contrazione del 3,6% nello stesso periodo. I primi dati per il 2017, inoltre, sembrano confermare questa tendenza, facendo prevedere una chiusura di anno in ulteriore crescita.

Aziende e imprenditori del settore, sulla scia di questo successo, cercano di immaginare e dar vita ad attività di marketing e di comunicazione volte a coinvolgere e sorprendere il proprio pubblico, facendo spesso un uso creativo e intelligente dei canali online e in particolare dei social network.

Qualche esempio? Qui di seguito ho riportato alcuni casi interessanti, trovati analizzando i social di alcune tra le principali aziende di prodotto e di distribuzione in Italia.

 

L’Oréal, a tutto colore

Chi ha detto che gli ugc (i contenuti generati dagli utenti) sono superati? Per i brand del settore beauty non sembra affatto essere così…

L’Oréal per esempio ha di recente lanciato sui propri social la campagna #iamcolorista, per dare visibilità alla sua nuova linea di colorazioni per capelli, disponibili in spray e in altri formati temporanei e permanenti.

Per l’occasione, le fan sono state invitate a condividere su Instagram i propri selfie con le acconciature più colorate e originali, usando appunto l’hashtag collegato.

L’obiettivo in questo caso è coinvolgere il pubblico facendolo sentire protagonista attivo della comunicazione del brand. Il risultato?

La partecipazione all’iniziativa è stata massiccia da parte delle fan, che hanno sfoggiato su Instagram le loro originali colorazioni.

L’Oréal ha inoltre invitato alcune influencer di settore a partecipare a uno speciale evento colorista che si è tenuto a Londra, dando ancora più visibilità al prodotto e all’iniziativa.

Nivea: spazio alla personalizzazione

Nelle ultime settimane l’azienda tedesca Nivea ha dato l’opportunità ai fan di personalizzare con una foto dei propri cari il classico contenitore cilindrico di crema.

I fan hanno così la possibilità di associare i propri personali momenti di tenerezza al prodotto, che si prende cura della loro pelle.

Lanciata qualche settimana fa sui canali social, la campagna è stata particolarmente efficace nei giorni che hanno preceduto San Valentino, periodo nel quale i fan sono stati invitati a regalare una crema personalizzata ai loro cari.

 

Limoni, uno stile di vita

Molto interessanti anche le scelte di comunicazione di Limoni.

In alcuni recenti post, il brand sceglie di non concentrare le creatività sui prodotti, ma di inserire questi ultimi in contesti di vita quotidiana.

L’interesse quindi non è più sul prodotto, ma si sposta sullo stile di vita, su una situazione.

La scelta punta evidentemente a incentivare l’immedesimazione delle fan con il mondo creato dal brand, facendo apparire quel contenuto come non propriamente pubblicitario.

 

Profumerie Douglas: content Marketing

E se invece il prodotto scomparisse del tutto?

È quello che propone la pagina italiana delle Profumerie Douglas in una serie di contenuti volti a creare engagement e fidelizzare i fan.

Si tratta di speciali meme-citazioni, le Douglas Quotes, frasi ispirazionali pensate per le fan e create coerentemente con l’immagine coordinata di Douglas.

Questi ovviamente sono solo alcuni degli esempi di uso consapevole e strategico dei canali social nel settore beauty.

E voi, avete altri esempi da proporre?

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560 315 Vincenzo

Annunci di sola chiamata: quando e come usarli

Introdotti da Google circa un anno fa, gli annunci AdWords di sola chiamata si sono subito rivelati uno strumento di advertising molto interessante in particolare per le imprese locali.

Vediamo insieme come funzionano questi annunci e quali vantaggi possono portare agli inserzionisti che scelgono di attivarli.

 

I dati sulla navigazione da mobile

Negli ultimi anni il tempo dedicato alla navigazione da mobile è cresciuto esponenzialmente: secondo quanto riportato nei più recenti dati Audiweb, oltre il 77% del tempo trascorso online è attualmente generato dalla navigazione da smartphone e tablet.

Recentemente è stato proprio Google a spiegarci che i dispositivi mobili hanno cambiato profondamente  il modo in cui i consumatori si informano e trascorrono il loro tempo libero. Tablet e smartphone consentono una fruizione rapida e molto intuitiva dei contenuti online e ci permettono di cercare informazioni sui prodotti o servizi anche quando siamo in movimento.

 

Grazie ai dispositivi mobile possiamo sfruttare i momenti di spostamento in treno o in autobus per prenderci cura di noi stessi e cercare quello che ci serve.

 

Secondo i dati più recenti di Google, il 70% degli utenti che eseguono ricerche da un dispositivo mobile chiama l’azienda direttamente dai risultati di ricerca per avere informazioni più approfondite o prenotare un servizio.

In uno scenario di questo tipo, può rivelarsi quindi molto utile essere particolarmente visibili sui cellulari e creare un collegamento diretto tra azienda e consumatore.

Da qui l’enorme successo delle campagne AdWords di sola chiamata, un tipo di advertising molto potente e vantaggioso, che permette di intercettare i consumatori vicini a noi.

Ma vediamo come funziona questo tipo di campagna.

 

Le campagne di sola chiamata

L’attivazione avviene, come per le altre campagne Google, attraverso la piattaforma di advertising AdWords, selezionando il comando “campagna di sola ricerca”. A questo punto sarà possibile scegliere come obiettivo “solo chiamata” e impostare gli annunci con il numero di telefono della nostra azienda.

Una delle caratteristiche più interessanti di questo tipo di annunci è che vengono automaticamente ottimizzati per il tipo di dispositivo sul quale vengono visualizzati, in modo da offrire sempre un’ottima esperienza d’uso all’utente.

 

Le possibilità di personalizzazione delle impostazioni sono tantissime, come per tutte le campagne AdWords.

Potremo scegliere infatti la località (anche entro un certo raggio d’azione), i giorni e gli orari di pubblicazione (quelli di apertura dell’attività commerciale, per esempio), la lingua degli utenti, il budget giornaliero e la strategia di offerta migliore.

 

Quando attivare questo tipo di campagna?

Gli annunci di sola chiamata sono uno strumento di advertising molto utile soprattutto per le attività che prevedono una decisione d’acquisto molto rapida, in cui la visita al sito internet potrà difficilmente dimostrarsi utile.

Pensiamo ad esempio al caso dell’idraulico. Stiamo uscendo di casa per andare al lavoro e ci rendiamo conto di avere un problema con il lavandino. Nel tragitto verso l’ufficio proviamo a cercare con il nostro smartphone un idraulico in zona e ci appare un annuncio dedicato. In quel caso potremmo decidere di chiamare subito la ditta e fissare un appuntamento per la sera stessa.

Diverso è il caso di altri tipi di prodotti o servizi, come quelli del settore fashion per esempio, per i quali può essere invece più vantaggioso portare il nostro target a visitare il sito web e fidelizzarlo con delle campagne di remarketing.

Avete mai attivato questo tipo di campagna? Che risultati avete ottenuto?

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300 157 Vincenzo

Projects with compact texture. As the best grès.

It starts on September 26 the 2016 edition of Cersaie, the international exhibition of ceramic tile and bathroom furnishings.

Now in its 34th year, the event is hosted once again in the exhibition spaces of Fiera di Bologna, with 16 pavilions dedicated to the ceramic coating and 4 occupied by the bathroom sector companies. An international showcase, an opportunity to share views and ideas that will host over 800 companies from around the world.

On this occasion we would like to tell about the strategic and communication activities carried out in recent years for two companies working in this business, among our most loyal customers.
Two German companies with an international approach, with which we have been faced with success and mutual admiration for some time now: we are talking about TopGres and Porcelaingres.

But first things first, let’s present the activities carried out for these two clients.

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TopGres

Established in Minden, Germany, in 2002, TopGres operates in the business of porcelain stoneware tiles. With more than 3 million square meters of tiles distributed each year in over 29 countries, in a short time TopGres has managed to become market leader in its sector.

For this company we have carried out a number of marketing and communication activities, starting from the identification of a strategic positioning, which we then translated into a new slogan and logo, arriving to develop the corporate identity and the website.

An experience that begins in 2015, during which we have developed a series of graphic proposals that have led to a continuous and progressive alignment to the current logo, identified as the most valuable, effective and representative of the company values.

All this starting from a neologism that carries inside two reference concepts of the sector (facility and tiles), “Facilitiles“, which tells the linearity, efficiency and completeness with which the company manages the creative, production and distribution processes. But also the extensive experience that company boasts in its sector, the attention dedicated to the development and technical innovation, the combination of the quality of materials and contemporary design featuring TopGres products.

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A mood which develops around the concept of gestures; gestures of the production process which recreates the corporeality of materials through graphic choices, giving the eye, synaesthetically, the feeling of contact with the product.

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Besides the contact we mentioned above, we want also to tell about the one with the territory, Germany and in particular Minden, the town where it all started.

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An image that we have been displaying through the complete communication, with particular attention to the internet site which, page after page, collection after collection, describes these values making them accessible to the user.

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Porcelaingres

Born in 2003 in Vetschau, Germany, Porcelaingres produces slabs in very high quality porcelain stoneware. Endowed with advanced production facilities and oriented to the principles of sustainability, the company merges aesthetic taste and attention to materials and technical standards.

Our collaboration with this customer focused in the beginning on the monitoring and analysis of brand reputation. This first stage led to a series of digital marketing activities (set up of social channels and training on the social media management), after having identified a distinctive communication positioning.

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Also in this case another keyword has been guiding our job: “details”. It didn’t happen by chance that we have “translated” and used this keyword as positioning and slogan (“de_tiles“, with direct reference to the production place and the product itself). Therefore a clear reference to the attention for details tipycal of the activity of this German company.

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Also here we started with the analysis and listening in order to develop all the communication activities and to propose a possible and credible future scenario.

Because analysis and strategy are at the basis of every creative process.

For more information about our activities, please contact us at: info@estrogeni.net.

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E-commerce: istruzioni per l’uso

 

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Negli ultimi mesi abbiamo avuto l’opportunità di realizzare per alcuni clienti dei nuovi portali e-commerce, di cui abbiamo seguito tutte le fasi di progettazione e realizzazione.

Dalla definizione dell’architettura all’organizzazione dei contenuti, fino all’ottimizzazione in chiave SEO: il nostro obiettivo è stato in tutti i casi realizzare degli e-shop che fossero funzionali e allo stesso tempo user-friendly.

Design originale e accattivante, ottimizzazione mobile, customizzazione e aggiornabilità dei contenuti: ognuno con il suo stile e le sue caratteristiche, i nuovi portali sono studiati per offrire all’utente la migliore esperienza di navigazione possibile e all’azienda il maggior grado di personalizzazione.

Il primo, importante, passaggio è stato individuare la piattaforma più adatta alla realizzazione dei portali.
Dopo un’attenta analisi, la nostra scelta è ricaduta su Woocommerce, il plugin CMS per l’e-commerce messo a disposizione da WordPress, che ci è sembrato la piattaforma più adatta per una serie di motivi:

    • innanzitutto per la semplicità di gestione, che permette di inserire nuovi prodotti in totale autonomia e senza dover ricorrere a uno sviluppatore;

 

    • in secondo luogo per le elevate possibilità di customizzazione messe a disposizione, che permettono di scegliere il layout e le opzioni di acquisto e pagamento più consone;

 

  • infine per la possibilità di ottimizzare in modo efficace i contenuti in ottica SEO.

Scelta la piattaforma, abbiamo quindi progettato in ogni aspetto i nuovi portali, studiando il settore di appartenenza delle aziende e le caratteristiche del prodotto offerto.

Spazio alla personalizzazione

ByBrand

ByBrand.it è la piattaforma che permette di creare e acquistare online gadget personalizzati: dalle t-shirt alle shopper, dagli articoli da ufficio a quelli per la casa e molto altro ancora.

L’esperienza di navigazione è piacevole e molto intuitiva: scegli, personalizzi e ordini.

ByBrand
La piattaforma mette a disposizione un set di immagini da applicare al gadget o al capo di abbigliamento, ma l’utente può anche decidere di inserire un logo aziendale, una foto, una grafica o qualsiasi altra immagine.

Quali sono i plus che Bybrand offre rispetto ad altri e-commerce? Vediamoli brevemente:

    • non è necessario creare un account, puoi scegliere se memorizzare i tuoi dati di acquisto nella piattaforma o cancellarli al termine dell’operazione;

 

    • oltre al peso reale del prodotto viene calcolato il peso volumetrico, che permette di stimare le spese di spedizione in modo molto più corretto. Il costo totale viene infatti calcolato in base al peso dell’intero collo che sarà spedito;

 

  • è possibile scattare una foto mentre si naviga e applicarla direttamente sull’oggetto che si sta ordinando.

Il sito è totalmente mobile responsive e permette quindi di costruire e acquistare il proprio gadget facilmente anche da smartphone.

Abbiamo inoltre curato l’ottimizzazione in chiave SEO del sito e fornito al cliente la formazione per l’inserimento di nuovi contenuti ottimizzati.

Il risultato?

Nei primi 6 mesi di “vita”, l’e-commerce conta oltre 3.000 pagine indicizzate su Google: un valore molto elevato per un sito così giovane.

Eleganza extravergine

Tamìa & Coricelli

Oli pregiatissimi dal gusto e dalle proprietà inconfondibili, prodotti da due eccellenze del Made in Italy: stiamo parlando di Tamìa e Pietro Coricelli, due aziende che partendo rispettivamente dalla Tuscia e dell’Umbria hanno reso i loro prodotti celebri in tutto il mondo.

Nel costruire gli e-commerce per queste due aziende abbiamo destinato grande cura e attenzione alla scelta del tema e agli aspetti di design.

Per l’olio Tamìa abbiamo scelto un layout elegante, che rispecchiasse e mettesse in evidenza le caratteristiche del packaging del prodotto.

Tamìa olio

Senza tralasciare, però, gli aspetti più funzionali, come l’esperienza di navigazione e l’usabilità da mobile. Tra le funzioni più utili introdotte, c’è la possibilità di chattare in tempo reale con il servizio clienti e chiedere informazioni sui prodotti, sulla spedizione o sui metodi di pagamento.
Altra eccellenza altro e-commerce: stiamo parlando di Pietro Coricelli, per cui abbiamo realizzato una piattaforma e-commerce in italiano e in inglese.

In questo caso abbiamo dato molto spazio alle immagini, lasciando a queste ultime il compito di raccontare i prodotti e le loro caratteristiche come se fossero delle “storie di famiglia”, il format narrativo voluto da Coricelli e diffuso sui propri canali.

Il sito, online da poche settimane, ha visto crescere in modo molto rapido il numero di pagine indicizzate su Google e, grazie anche al sostegno di una campagna di Search Engine Marketing che abbiamo progettato e lanciato con AdWords, ha già ottenuto un numero molto elevato di visite.

Pietro Coricelli

 

Un prelibato restyling

Viva Dolce

Restiamo a tavola, ma passando direttamente al dessert.

Viva Dolce è un’azienda campana che da più di 20 anni produce dolci e snack surgelati di altissima qualità, rispettando le antiche tradizioni della pasticceria napoletana. Ma con un occhio al futuro, come dimostra la scelta di lanciare una linea di prodotti interamente dedicata ai vegani.

Per questa azienda abbiamo progettato e sviluppato il nuovo portale online, di cui abbiamo curato con particolare attenzione tutti gli aspetti grafici, dalla scelta del layout più adatto alla realizzazione delle creatività.

Dalla home alle pagine interne allo shop, le immagini e i testi accompagnano il visitatore alla scoperta di Viva Dolce, stuzzicandone l’interesse e facendo leva sul gusto e sulla genuinità dei prodotti offerti.

Il progetto si inserisce in una linea di collaborazione ormai decennale con l’azienda, di cui abbiamo curato l’immagine coordinata e il posizionamento e per la quale avevamo già realizzato qualche anno fa il sito.

E ci aspettiamo anche questa volta di aver trovato il giusto equilibrio tra semplicità di fruizione e impatto visivo, che permetta a chi accede al sito di intuire o riscoprire tutto il gusto dei prodotti Viva Dolce.

Ingrana la SEO

Giolitti

Giolitti è tra i principali fornitori italiani di ricambi per auto d’epoca, prodotte in Italia tra gli anni ’30 e gli anni ’70.

Per quest’azienda abbiamo realizzato un e-commerce dalla struttura molto intuitiva, costruito in modo da rendere i contenuti accessibili velocemente, con pochissimi passaggi.

Giolitti
Dalla homepage è possibile infatti accedere a tutte le sezioni del sito, visualizzare le anteprime dei prodotti più richiesti e passare all’acquisto con un solo clic.

Divisi per azienda automobilistica, i prodotti possono essere individuati direttamente nel motore interno di ricerca o “navigati” per fasce di prezzo.

Attraverso l’opzione quick view, inoltre, è possibile visualizzare un’anteprima del prodotto selezionato, che può essere direttamente aggiunto al carrello senza dover prima passare per la sezione shop.

Giolitti view
Grazie a un accurato lavoro di ottimizzazione SEO e alla formazione offerta al cliente, da aprile a oggi il sito conta oltre 3.200 pagine indicizzate su Google e ha acquisito un interessante volume di traffico organico, tanto da diventare un vero e proprio punto di riferimento per gli appassionati di auto d’epoca.

E la crescita del fatturato, legata anche a questa maggiore visibilità sui motori di ricerca, non è trascurabile: nei mesi successivi alla messa online del nuovo sito, il valore delle vendite dirette (in cui cioè l’acquisto viene finalizzato all’interno del portale) è salito del 1.250% rispetto ai valori ottenuti con il sito precedente. Stesso discorso vale per le vendite indirette (con acquisto non concluso nello shop online) che negli ultimi mesi sono salite del 1.150%, un valore non a caso molto simile a quello delle vendite dirette.

Cinque casi di successo, quindi, che ci confermano ancora una volta quanto sia importante analizzare le esigenze degli utenti web, immaginandone e anticipandone i comportamenti.

Questa per noi è la strada giusta per immaginare dei prodotti di comunicazione digitale, in particolare se si tratta di portali e-commerce.

 

Per maggiori informazioni potete scriverci all’indirizzo: info@estrogeni.net

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1024 506 Vincenzo

Se una mattina d’estate un viaggiatore

Sabato mattina, stazione centrale di una grande città.
Giovani sta rientrando a casa dalla sua famiglia, dopo aver trascorso alcuni giorni fuori città per lavoro. Il suo treno (Intercity? Alta velocità?) sta entrando in stazione, così approfitta degli ultimi minuti di viaggio per dare un’occhiata al suo Facebook.

Laura ha cambiato la sua foto profilo (in questa più recente è al parco con i suoi due bambini). Paolo condivide il suo ennesimo post polemico contro uno dei candidati alle comunali. E poi c’è un post sponsorizzato. Uno dei tanti, certo. Solo che questo sa di zucchero a velo e ha la fragranza della pasta frolla appena sfornata.

Giovanni lo legge, commenta. Passo a fare delle commissioni – promette – e poi ritorno in stazione, al punto vendita. Lo dice e lo fa: arriva in negozio, assaggia, resta colpito, acquista. Commenta di nuovo, entusiasta, con la lista delle leccornie gustate e con i suoi più sinceri complimenti.

Il post in questione è uno di quelli che abbiamo creato per un nostro cliente in ambito food, a cui abbiamo proposto di lanciare una Campagna Facebook geolocalizzata nel weekend.
Innovazione-digitale

La scelta della foto è importante, dobbiamo subito attirare l’attenzione dei viaggiatori social. Il testo: accattivante ma anche esplicativo. La nostra attenzione si concentra però in questo più che in altri casi sul pubblico: decidiamo di raggiungere, attraverso le recenti possibilità di targettizzazione messe a disposizione da Facebook, i viaggiatori che orbitano intorno alla stazione centrale.

Le persone raggiunte potrebbero essere in numero inferiore rispetto al solito e i profili individuati meno targettizzabili per interessi e comportamenti d’acquisto. Ma decidiamo di correre il rischio perché crediamo nella qualità prodotto e nell’efficacia del nostro messaggio.

I risultati?

A footfall costante rispetto alla settimana precedente, nella sola giornata di sabato, primo giorno di sponsorizzazione, il fatturato del nostro cliente è salito del 63%, mentre il giorno successivo l’incremento è stato del 27%. Gli effetti si sono prolungati al lunedì, ieri, quando abbiamo registrato il picco in termini di fatturato assoluto, con una crescita del 71%.

Dal punto di vista del reach e delle interazioni, considerando unicamente i risultati organici e tralasciando quelli ottenuti a pagamento, il post ha raggiunto un pubblico più vasto del 170% rispetto a quello dei post precedenti, mentre il numero di like e condivisioni è salito di oltre il 400% e di quasi il 120% rispettivamente.

Il dato complessivo è decisamente interessante, soprattutto se si pensa al fatto che il budget impiegato è stato piuttosto contenuto. Ma la capacità di far arrivare il giusto messaggio alle persone giuste nel momento giusto stavolta ha premiato.

E crediamo che proprio questo possa essere l’elemento distintivo del web marketing di qualità.

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1024 512 Martina

L’evoluzione dell’advertising online: quanto pesa il mobile?

Nei miei post precedenti ho parlato dei fattori che stanno influenzando gli investimenti web in advertising: la native, gli adblocker, il programmatic. Ora, è arrivato il momento di parlare di una cosa che potrebbe sembrare ai più scontata, ma che in realtà in fase di strategia e di pianificazione non lo è.

EVOLUZIONE ADVERTISING ONLINE

La mobile advertising

Escludendo qualche brand “lungimirante”, infatti, la maggior parte delle aziende  non ha ancora una vera e propria strategia di investimento che include anche il mobile: parlo di contenuti e strumenti pensati appositamente per smartphone e tablet e non solo la semplice declinazione degli stessi contenuti da desktop.

Partiamo con il dire che ormai il traffico da mobile sta diventando predominante, infatti i dati di novembre 2015 ci dicono che la crescita del fatturato pubblicitario online risulta essere del  73% rispetto al 2014 ed è stata trainata principalmente dal mobile, che ha coperto 463 milioni di investimenti ( Fonte: Osservatorio FCP Assointernet).
I dati Audiweb di gennaio 2016 ci dicono che oltre il 50% degli utenti naviga anche da mobile, e che se volessimo analizzare solo la fascia di età dai 18 ai 54 anni saliamo a quasi il 70%, contro il 60% di quelli che navigano anche da PC, con una sovrapposizione del 30%.

Tali numeri non tengono conto delle applicazioni, perché purtroppo ancora non esiste un ente che misuri tutto il traffico anche delle app e non possiamo fare affidamento solo al numero di download dichiarato dai produttori.

Sono dati comunque piuttosto impressionanti e non tenerne conto in fase di pianificazione è ormai un errore che non è più ammissibile.

Sia le concessionarie che gli editori si stanno evolvendo cercando di inserire formati accattivanti, che siano interessanti  per gli inserzionisti e soprattutto per gli utenti. Le soluzioni sono sempre di più, ma si rischia di arrivare allo stesso sovraffollamento del web. E non stiamo tenendo conto che gli ad blocker sono molto diffusi anche per il mobile.

Ecco quindi che entrano in ballo di nuovo la native advertising e soprattutto i social network. Ormai non possiamo neanche più limitare il discorso a Facebook –  che comunque rimane il social di riferimento, che assorbe la maggioranza dei budget – perché le piattaforme sono tante e diverse, da scegliere e usare in base al target, agli obiettivi e al settore di appartenenza.

Le possibilità che abbiamo oggi sono numerose, e ovviamente la parte difficile è sempre trovare il modo e il luogo giusti per intercettare il tuo target (senza pensare che anche solo individuare il giusto target non è una cosa da sottovalutare).

Quali sono però i vantaggi e gli svantaggi dell’investimento su mobile?

Vantaggi

L’aspetto che più rende appetibile questo tipo di investimento è la possibilità di targettizzare in maniera molto profilata il pubblico di riferimento.

I device mobile sono appunto, mobili. La caratteristica principale è anche il punto di maggiore forza di questo tipo di campagne: posso far visualizzare il tuo messaggio solo al pubblico che è in una determinata zona. In questo caso è una vera geolocalizzazione, perché non faccio riferimento alla posizione del server da cui si naviga (che potrebbe essere a kilometri di distanza da dove sono effettivamente), ma al gps del dispositivo che stai utilizzando.

Inoltre, altro aspetto fondamentale: i dispositivi mobile, a parte alcune eccezioni, sono personali. Quindi i dati di navigazione che hai sul tuo telefono sono effettivamente riferiti a te e non a qualche altro membro della tua famiglia o a qualche coinquilino poco riservato. Poi c’è sempre la questione account con cui si scaricano le app (Apple? Google? Poco importa) che è anch’esso personale e quindi conferma ulteriormente che la persona che utilizza quel dispositivo sei veramente tu.

Tutti i dati relativi a sesso, età, gusti personali, luoghi che si frequentano ecc, sono tutti elementi che formano dei profili ben precisi che possono essere individuati se in target con determinate campagne.

Ma la puntuale targettizzazione è solo uno dei vantaggi. Infatti, ad oggi, ci sono molte aziende che lavorano costantemente sull’evoluzione dei formati mobile: un gioco, delle notifiche push quando passi di fronte ad uno specifico negozio, un reminder che ti ricorda che nel cinema al tuo fianco stasera fanno quel bel film di cui avevi visto il trailer qualche giorno fa. Ci sono formati che cambiano in base al meteo, ad esempio: invece di proporti una bella bibita ghiacciata-visto che piove e fa freddo – ti propongono una cioccolata calda. Anche qui, la cosa fondamentale è saper far il giusto piano con la giusta strategia, che sia tagliata su misura per raggiungere i tuoi obiettivi.

Ma non è tutto oro quel che luccica…

Svantaggi

Ci sono infatti alcuni aspetti negativi che vanno valutati molto attentamente.

La crescita degli ad blocker anche su mobile è un chiaro segnale che si sta già esagerando anche qui. Cercare quindi di scegliere il giusto formato, la giusta combinazione di attività (native, social, ecc) diventa fondamentale e richiede una profonda ricerca.

Ho detto poi che è possibile targettizzare in maniera molto puntuale, ma se lo fai nel modo sbagliato rischi di buttare via un sacco di soldi andando ad intercettare il pubblico sbagliato.

I molteplici strumenti e formati che hai a disposizione con il mobile rendono ancora più complessa la stesura del piano, perché non tutti gli strumenti sono adatti a tutti i brand.

Conclusioni

[bctt tweet=”Non c’è un’unica grande regola che definisce quale strategia è adatta al tuo obiettivo.” username=”Estrogeni”]

Ogni campagna ha bisogno di uno studio e di specifiche ricerche che poi serviranno a stabilire gli obiettivi, a definire il target, il budget e in seguito a produrre un piano di investimento su misura.

Una cosa è certa: oggi non possiamo più ignorare la grande importanza del mobile e la sua predominanza su specifici target, come non possiamo ignorare tutti i cambiamenti che continuamente caratterizzano il web. Quello che oggi è giusto domani è già sorpassato e noi dobbiamo già sapere oggi su cosa investire domani. La sfida è ardua. Senza alcun dubbio, però, non ci si annoia mai.

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1024 681 Vincenzo

Influencer Marketing. Le ragioni del successo

Da qualche tempo si sente parlare sempre più spesso di Influencer marketing, ovvero l’attività di promozione online che sfrutta la notorietà di alcuni utenti per dare maggiore visibilità a un brand o a uno specifico prodotto/servizio.

In questo caso, la promozione non avviene con contenuti prodotti e diffusi direttamente dal brand, ma attraverso le “parole” (più spesso le immagini, i video) degli influencer, persone ritenute di particolare rilievo in un determinato settore, che si fanno ambasciatori di quel brand e ne veicolano i messaggi.

Dalla moda al cinema, dal travel al food, sono sempre di i settori che negli ultimi anni hanno fatto ricorso a questa pratica, con il coinvolgimento di blogger e influencer diventati nel giro di poco tempo molto popolari.

Basti pensare al caso di Chiara Ferragni, che da fashion blogger nota inizialmente a una ristretta community online è diventata una vera celebrity mondiale, scelta non a caso da Pantene come testimonial del suo ultimo spot televisivo.

Ma quali sono le ragioni del crescente interesse verso quest’attività?
Per capirlo bene, facciamo un passo indietro e analizziamo come è cambiato negli ultimi anni il modo in cui tutti noi scegliamo i prodotti da acquistare.

Secondo diverse ricerche l’influenza delle informazioni reperite online sulle scelte degli utenti è diventata via via più importante, tanto da non poter più essere trascurata.

Già qualche anno fa Google ha teorizzato l’esistenza di uno Zero Moment of Truth (in breve ZMoT), ovvero di una fase che anticipa l’acquisto vero e proprio e che consiste nella ricerca online di informazioni su prodotti e servizi.

Secondo lo studio di Google, questa fase sarebbe diventata ormai di importanza primaria nei comportamenti d’acquisto, perché anticipa e indirizza quello che nel marketing viene definito il First Moment of Truth, cioè il momento in cui l’acquirente, nel punto vendita, identifica il prodotto sullo scaffale e decide se comprarlo o meno.

La possibilità di reperire informazioni online su un prodotto è quindi sempre più determinante per i nostri acquisti, sia che questi avvengano in rete che nei punti vendita offline. Secondo recenti analisi, per esempio, le aziende con siti più user-friendly, che facilitano la navigazione e la ricerca di informazioni, hanno maggiori probabilità di vendere online rispetto alle altre.

A confermare questa tendenza anche nel nostro Paese è la Total Retail Survey 2015, lo studio condotto dalla Pricewaterhouse Coopers sul rapporto tra i comportamenti online e le scelte d’acquisto.

Dai dati analizzati in questo studio, infatti, emerge che il 50% degli italiani usa lo smartphone per confrontare i prezzi o cercare informazioni su un prodotto prima di acquistarlo. Tra i fattori che influenzano maggiormente i comportamenti dei consumatori, inoltre, ci sarebbe proprio la possibilità di interagire con pari o esperti del settore e ottenere dei suggerimenti (per il 21% degli intervistati).

In un contesto di questo tipo, il ruolo dei cosiddetti influencer diventa quindi cruciale per almeno due motivi.

  • In primo luogo perché sono persone in grado di raggiungere un pubblico molto vasto e potenzialmente interessato al prodotto di cui parlano. Sono in questo caso degli amplificatori per i brand, che possono servirsene per arrivare a milioni di utenti online.
  • In secondo luogo, ed è forse questo l’aspetto più interessante, perché sono considerati dai loro lettori e follower delle persone degne di fiducia, perché conoscono a fondo quel settore e sono quindi in grado di dare dei consigli utili e rilevanti.

Secondo una recente ricerca della Wharton School, infatti, i consumatori sono molto più predisposti a seguire il consiglio di un influencer rispetto a quello di una persona comune, perché gli influencer sono considerati più credibili, più informati e più bravi nello spiegare come il prodotto funziona e come potrebbe essere usato.

La loro opinione per noi conta e leggere una loro recensione o vederli nel momento in cui usano o indossano un certo prodotto può essere cruciale per il nostro comportamento d’acquisto.

Quindi per le aziende è tutto molto più semplice?

Non proprio, perché mai come in questo caso la scelta delle persone a cui ci affidiamo è importante.

I nostri influencer vanno scelti con attenzione, avendo cura di selezionare persone considerate dal nostro target credibili ed esperte del settore, senza trascurare la loro reputazione online e valutando le loro possibili reazioni rispetto al nostro prodotto.

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L’evoluzione dell’advertising online: il programmatic

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Lo abbiamo detto e continuiamo a ribadirlo: siamo nel pieno di una trasformazione dell’advertising online. I cambiamenti in questo ambito sono continui, ma ora ne stiamo vivendo forse uno dei maggiori.

Eravamo rimasti all’introduzione degli ad blocker e la nascita e l’evoluzione della pubblicità nativa.

Avevamo anche accennato al fatto che il programmatic  è sia una conseguenza che una causa del cambiamento. Ora vediamo il perché.

Perché il Programmatic?

Partiamo da una piccola spiegazione di quello che è il programmatic.

In parole molto semplici è la possibilità di pianificare una campagna display in maniera autonoma e automatica, ossia senza il tramite della concessionaria pubblicitaria, con il supporto di piattaforme dedicate.

Molto probabilmente la sua nascita è dovuta all’esigenza sempre più grande da parte degli inserzionisti di colpire il target nel modo più preciso possibile e cercare di ottimizzare maggiormente i costi.

Maggiore profilazione del target

La necessità di avere una dispersione sempre minore delle impressions o visualizzazioni, deriva in maniera indiretta dalla diffusione degli ad blocker. Infatti, se il tuo annuncio è visualizzato da chi è potenzialmente interessato al tuo prodotto,  ci sono meno probabilità che infastidisca l’utente e di conseguenza meno possibilità che questi vada ad installare un software di ad blocking.

La pianificazione web attraverso il programmatic consente di individuare, in maniera piuttosto puntuale, il target di riferimento. Ciò è consentito dalle piattaforma DMP (Data Management Platform) che trasformano enormi quantità di dati, relativi alle caratteristiche e al comportamento degli utenti, in driver che consentono di pianificare, erogare e misurare le campagne in tempo reale.

Ottimizzazione dei costi

Utilizzare il programmatic per la pianificazione web vuol dire non avere intermediari come le concessionarie e riuscire a gestire la campagna in un tempo minore e con procedure più snelle.

Il media planning risparmierà il tempo che solitamente impiega per la scelta dei canali in target – in quanto saranno le piattaforme che in base al target, definito in modo molto preciso in fase inziale,  individueranno i siti e portali adatti – ma anche il tempo delle (a volte) lunghe negoziazioni con le concessionarie, in fase di acquisizione degli spazi.

Inoltre il budget dedicato alla campagna sarà ottimizzato maggiormente, perché abbiamo la possibilità di coprire il tuo target nel modo più profilato possibile: per età, sesso, interessi, area geografica, condizioni metereologiche, ecc. In questo modo non ci sarà la temuta dispersione delle impressions.

Quindi ci si potrebbe chiedere: perché non utilizziamo tutti il programmatic?

Perché come al solito ci sono anche dei contro. Vediamoli.

Limitata scelta di formati

Per prima cosa, infatti, pianificare in programmatic limita il ventaglio di formati display che abbiamo a disposizione.  Se si vuole ottimizzare in termini di target si dovrà fare a meno di quei formati molto più impattanti e visibili ma sicuramente meno adattabili alle varie specifiche di ogni sito web.

Dimentichiamoci quindi i formati rich. Molto spesso anche le skin non potranno essere utilizzate, perché ogni sito ha le sue dimensioni e quindi solo i formati “standard” potranno essere utilizzati.

Quindi sì, sicuramente in termini di targettizzazione ne andremo a beneficiare, ma quanto ne perdiamo in termini di effettiva visibilità ed efficacia dell’intera campagna?

Poca trasparenza

Le aziende investono e vogliono dei risultati. Il vantaggio maggiore del programmatic è l’automatizzazione di un processo che altrimenti richiederebbe spreco di tempo e di risorse, quindi, quando i risultati sono poco chiari o falsati da criteri di rilevazione discutibili, allora manca il presupposto dell’utilizzo di tale mezzo.

Oggi gli advertiser hanno imparato a richiedere report più dettagliati, forniscono black list dei siti su cui non vogliono assolutamente comparire e delle white list. Insomma ok l’automazione, ma con un minimo di controllo e delle linee guida.

Rispetto al 2014 gli investimenti in programmatic sono più che raddoppiati: se si parla nello specifico di annunci video, nel nostro paese si pensa che possano crescere annualmente del 45%, fino ad occupare il 50% del budget impiegato perquesto formato. Quindi sicuramente il programmatic è il futuro, ma abbiamo bisogno di più  controllo e maggiori competenze degli operatori, sia nel momento in cui si vanno a delineare le linee guida di una campagna che, ovviamente,  quando si condivide una strategia.

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L’evoluzione dell’advertising online: ad blocker e native

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La pubblicità online sta cambiando in un modo meno banale di quello che pensiamo.
Sì certo, ci sono i social network, le campagne Facebook, le nuove (ormai non più molto) campagne su Instagram e su tutti gli altri canali. Ma data per assunta la questione social e i relativi investimenti, c’è quella parte del web non-social che sta subendo un profondo cambiamento, e diciamolo, meno male!

Tempo fa abbiamo assistito all’introduzione del video seeding e in generale di tutti i contenuti video che hanno arricchito e reso più interessante il panorama digital. Questo però ha continuato a subire molti cambiamenti, tra i quali i più importanti sono:


  • La diffusione degli ad blocker e la crescita del native advertising
  • L’avvento del programmatic
  • L’aumento esponenziale del traffico mobile
  • Iniziamo a parlare del primo tra tutti.


    1. La diffusione degli Ad blocker

    La diffusione degli ad blocker ha costretto gli inserzionisti a rivedere le proprie strategie di investimento. Infatti in Italia il 27% degli utenti online ha installato un ad blocker e ciò è probabilmente dovuto a una cattiva pianificazione di mezzi e di formati, ma anche, e soprattutto, al grande numero di annunci che spesso sono su una stessa pagina web che disturba la navigazione, rallenta il caricamento delle pagine, ci distrae dall’obiettivo principale (leggere una notizia, per esempio) e soprattutto non ci permette di concentrarci su nessuno dei contenuti pubblicitari, che diventano così tutti “invisibili”. Quindi, anche nel caso in cui il target e il formato siano quelli giusti, il fatto che ci sia troppa concorrenza su una stessa pagina, vanifica tutto il lavoro fatto di ricerca e pianificazione.



    Alcuni editori stanno cercando di ovviare al problema dell’ad blocking riservando alcuni contenuti solo a chi accetta di vedere gli ads. Non è un segreto che la maggior parte dei siti alimenta le proprie finanze proprio con la pubblicità e se non dovesse esserci più molti di questi siti sparirebbero. È anche vero però che se molti degli editori avessero riservato un po’ più di attenzione alla gestione dei loro spazi, forse non saremmo neanche arrivati all’esasperazione dell’utente e quindi all’adozione di provvedimenti per preservare una navigazione decente.



    In ogni caso siamo al punto che gli inserzionisti devono rivedere le proprie strategie e gli editori correre ai ripari. Due delle principali conseguenze sono la nascita e l’evoluzione delle pubblicità native e, anche se in maniera meno diretta, l’incremento del programmatic (di cui parleremo in seguito).


    Il native Advertising

    Partiamo dalle pubblicità native: che cosa sono esattamente? Sono quei contenuti che non interrompono la navigazione, ma che fanno parte integrante di essa. Sono la promozione di un prodotto fatta in un modo tale da fornire anche un contenuto utile. Per esempio, se il tuo prodotto è l’olio di oliva un sito che parla di cucina potrebbe dedicare una sezione alle ricette che ne esaltano il gusto, ai contenuti editoriali che ne mettono in luce i benefici ecc. Il tutto elaborato in un modo che, sì, promuove il prodotto, ma nello stesso tempo è utile per chi legge, è possibile trovare una ricetta interessante o un articolo che spiega i benefici dell’olio, e così via.



    I contenuti di una pubblicità nativa possono essere molto semplici, come per esempio il “vecchio” pubbliredazionale, oppure più elaborati come una sezione di un sito dedicata, con approfondimenti sul tema di interesse del tuo prodotto, produzione di video ad hoc e molto altro.



    Un esempio di strategia molto elaborata è quello di Paneangeli, che insieme al sito Pour Femme ha realizzato una web serie, “Sdolcinati”, composta da 6 puntate, una sezione del sito dedicata al brand e un cookbook di ricette realizzate ad hoc. Il tutto è stato supportato da visibilità editoriale e copertura social per tutto il periodo di campagna.



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    Questa è solo una delle tante possibilità che gli editori e le concessionarie mettono a disposizione e che di volta in volta vanno ritagliate sul brand/prodotto di cui si andrà a parlare. Le attività possono variare di molto in base al budget, al settore, alla concessionaria, all’editore, al target e altri fattori che possono influenzare i contenuti, ma il concetto rimane sempre lo stesso: promuovere senza infastidire, ma intrattenendo l’utente.



    Altra conseguenza dell’introduzione degli ad blocker è il programmatic, ma l’argomento verrà approfondito tra qualche giorno. Stay tuned!