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Parity Rate Addio: Chi Ci Guadagna?

Lo scorso 2 agosto, grazie al voto finale del Senato, è terminato l’iter iniziato nel 2015 e viene approvato il DDL Concorrenza. La clausola della parità tariffaria è ufficialmente passata a miglior vita nel nostro Paese. Cos’era la Parity Rate? Citando l’emendamento:

È nullo ogni patto con il quale l’impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto.”

In sostanza, era vietato per qualsiasi albergo offrire una tariffa più vantaggiosa per il cliente finale rispetto a quelle riportate sui siti delle OTA (Online Travel Agency) come Booking o Expedia.
C’è da aspettarsi una grande rivoluzione? Un abbassamento generale dei prezzi? Oppure lo scatenarsi di una guerra dei prezzi che porterà a una riduzione della qualità del soggiorno?
Probabilmente nessuna delle tre ipotesi. Vediamo insieme il perché.

Cosa offrono le OTA alle strutture ricettive?

Non sono semplici intermediari, dato che questi portali offrono una visibilità mondiale a qualsiasi struttura a prescindere dalle loro dimensioni, quindi sono uno strumento di marketing importantissimo. In cambio, per ogni prenotazione effettuata tramite il loro canale, l’albergatore dovrà pagare una commissione, solitamente del 20%. Nell’epoca della parity rate, il prezzo per la stessa tipologia di camere sul sito dell’albergatore non poteva essere minore rispetto a quello mostrato sul canale di distribuzione delle OTA. Ora che questa clausola non esiste più, la prima cosa che ci viene da pensare è che adesso gli albergatori ridurranno il prezzo sul loro sito. D’altronde, con una prenotazione diretta, non devono sostenere le spese di commissione e quindi hanno un margine del 20% da giostrare: niente di più facile, sembrerebbe.
In realtà non è così facile, soprattutto per le realtà di piccole e medie dimensioni. Legalmente non sono più tenute a tenere il prezzo uguale rispetto a Booking ma cosa succede nei fatti se abbassano questo prezzo ? La disparità viene notata subito da Booking e la scheda dell’albergo in questione viene penalizzata in visibilità e gettata nel limbo delle ultime pagine.
C’è un modo di dire moderno che recita “il miglior posto per nascondere un cadavere è pagina 2 di Google” e lo stesso vale anche per le Booking.

Tirando le somme, per poter avere una disintermediazione dalle OTA efficiente, non basta giocare sul prezzo, bisogna investire nella visibilità, bisogna avere un sito funzionale e aggiornato, bisogna investire su pubblicità online, c’è bisogno di una forte presenza sui social, si deve cercare di fidelizzare i clienti e bisogna avere una piattaforma di prenotazione funzionante all’interno del sito.
Per molte realtà alberghiere italiane, un tale investimento non conviene quando possono lasciar far tutto alle OTA in cambio della commissione. Potrebbe cambiare qualcosa con le grandi catene alberghiere ma, in mia opinione, non cambierà molto dato che in queste realtà si ha a che fare con una buona percentuale della clientela già fidelizzata e, solitamente, chi cerca e dà valore al brand già precedentemente prenotava direttamente sul sito, mentre chi cerca sulle OTA è tendenzialmente più sensibile al prezzo che al brand.

Menzione speciale per Trivago, motore di ricerca che confronta i prezzi delle camere d’albergo controllando sia il sito di proprietà sia i siti delle OTA, che potrebbe vedere aumentare i volumi di traffico sul suo sito e quindi diventare il grande vincitore di questo provvedimento.

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Social Beauty: quando Facebook ti fa bella

Oggi parliamo di bellezza. Ma lo facciamo a modo nostro, presentando alcune tra le più interessanti (e recenti) iniziative di Social Media Marketing nel settore della cosmesi.

A ispirare questo post è stato l’intervento sul social media marketing che ho presentato qualche settimana fa in occasione di Sherasade For Business, l’evento formativo dedicato ai professionisti della bellezza organizzato a Roma da Lorenzo Termini.

Un settore, quello del beauty, che ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, con un’importante crescita di fatturato a livello mondiale.

Secondo i dati diffusi qualche giorno fa da FOX news, dal 2013 al 2015 il settore ha registrato infatti una crescita di fatturato del 10,6%. E il dato è ancora più interessante se si considera che l’economia globale ha invece avuto una contrazione del 3,6% nello stesso periodo. I primi dati per il 2017, inoltre, sembrano confermare questa tendenza, facendo prevedere una chiusura di anno in ulteriore crescita.

Aziende e imprenditori del settore, sulla scia di questo successo, cercano di immaginare e dar vita ad attività di marketing e di comunicazione volte a coinvolgere e sorprendere il proprio pubblico, facendo spesso un uso creativo e intelligente dei canali online e in particolare dei social network.

Qualche esempio? Qui di seguito ho riportato alcuni casi interessanti, trovati analizzando i social di alcune tra le principali aziende di prodotto e di distribuzione in Italia.

 

L’Oréal, a tutto colore

Chi ha detto che gli ugc (i contenuti generati dagli utenti) sono superati? Per i brand del settore beauty non sembra affatto essere così…

L’Oréal per esempio ha di recente lanciato sui propri social la campagna #iamcolorista, per dare visibilità alla sua nuova linea di colorazioni per capelli, disponibili in spray e in altri formati temporanei e permanenti.

Per l’occasione, le fan sono state invitate a condividere su Instagram i propri selfie con le acconciature più colorate e originali, usando appunto l’hashtag collegato.

L’obiettivo in questo caso è coinvolgere il pubblico facendolo sentire protagonista attivo della comunicazione del brand. Il risultato?

La partecipazione all’iniziativa è stata massiccia da parte delle fan, che hanno sfoggiato su Instagram le loro originali colorazioni.

L’Oréal ha inoltre invitato alcune influencer di settore a partecipare a uno speciale evento colorista che si è tenuto a Londra, dando ancora più visibilità al prodotto e all’iniziativa.

Nivea: spazio alla personalizzazione

Nelle ultime settimane l’azienda tedesca Nivea ha dato l’opportunità ai fan di personalizzare con una foto dei propri cari il classico contenitore cilindrico di crema.

I fan hanno così la possibilità di associare i propri personali momenti di tenerezza al prodotto, che si prende cura della loro pelle.

Lanciata qualche settimana fa sui canali social, la campagna è stata particolarmente efficace nei giorni che hanno preceduto San Valentino, periodo nel quale i fan sono stati invitati a regalare una crema personalizzata ai loro cari.

 

Limoni, uno stile di vita

Molto interessanti anche le scelte di comunicazione di Limoni.

In alcuni recenti post, il brand sceglie di non concentrare le creatività sui prodotti, ma di inserire questi ultimi in contesti di vita quotidiana.

L’interesse quindi non è più sul prodotto, ma si sposta sullo stile di vita, su una situazione.

La scelta punta evidentemente a incentivare l’immedesimazione delle fan con il mondo creato dal brand, facendo apparire quel contenuto come non propriamente pubblicitario.

 

Profumerie Douglas: content Marketing

E se invece il prodotto scomparisse del tutto?

È quello che propone la pagina italiana delle Profumerie Douglas in una serie di contenuti volti a creare engagement e fidelizzare i fan.

Si tratta di speciali meme-citazioni, le Douglas Quotes, frasi ispirazionali pensate per le fan e create coerentemente con l’immagine coordinata di Douglas.

Questi ovviamente sono solo alcuni degli esempi di uso consapevole e strategico dei canali social nel settore beauty.

E voi, avete altri esempi da proporre?

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940 788 Martina

Social News – Le novità di gennaio 2017

Si sa che il web è in continua evoluzione, e si sa che i social media sono ancora più veloci e che ci sono cambiamenti all’ordine del giorno.

Cerchiamo allora di venirne a capo e fare un po’ di ordine per capire cosa è successo dall’inizio di questo 2017.

Facebook

Come non iniziare dal re dei social?

Facebook ha introdotto o sta per introdurre molte novità di cui alcune piuttosto importanti, vediamo quali:

    • A inizio gennaio è stata annunciata l’introduzione delle ads sui video caricati direttamente su Facebook. Avete presente quei banner che compaiono sui video Youtube? Ecco, la stessa cosa, in mid-roll dopo 20 secondi di visualizzazione del video. Non si sa ancora bene in che modo verranno visualizzati e se, come per Youtube, sarà possibile chiuderli. L’unica cosa che si sa è che le revenue degli investimenti saranno divise con i publisher dei video (55% ai publisher e 45% a Facebook). Non male, ma attendiamo l’effettiva introduzione dello strumento per dare un giudizio definitivo su questa novità;

 

    • Facebook Journalism Progect – Zuckerberg dice no alle bufale e sì al supporto tecnico e logistico alle aziende che sono attive nel mercato dei media. Dopo le pesanti critiche subite dal re dei social durante le elezioni americane, accusato di aver lasciato che notizie false circolassero liberamente, Mark Zuckerberg ha deciso di avviare questo progetto di formazione ai giornalisti e di assistenza alle aziende media. Anche qui aspettiamo futuri aggiornamenti per capire in cosa consiste tutto ciò nel concreto;

 

    • Nuove funzionalità e strumenti per i video in diretta – soprattutto per chi li usa in modo professionale. Innanzitutto si potranno pubblicare dirette anche da browser web e non solo da mobile, inoltre Facebook introdurrà anche un nuovo ruolo per le pagine che permetterà di pubblicare dirette. Quindi non sarà più necessario essere amministratore della pagina, ma semplicemente un Live Contributor. Sicuramente un’ottima cosa che permetterà una gestione più flessibile e sicura delle pagine.  Verranno introdotti inoltre degli insight per le dirette video per i profili personali con più di 5 mila follower e la possibilità di mettere in evidenza i commenti più interessanti che sono stati fatti durante la diretta. Tante novità per le dirette che stanno avendo sempre più successo;

 

    • Introduzione di Ads sugli Instant Articles – da poco infatti è possibile scegliere come posizionamento delle inserzioni anche gli instant articles quando si usano specifici formati publicitari come Post della pagina con link, Installazione dell’app mobile, video e carosello e per 6 degli obiettivi previsti (views del video, traffico, conversione, interazione, installazione app e vendita dei prodotti in catalogo).

 

    • Introduzione delle regole di automazione per le campagne – è in roll-out e quindi non ancora disponibile per tutti, però il 2017 ha portato anche la possibilità di impostare delle regole che permettono di attivare notifiche o stoppare campagne al verificarsi di determinati eventi che decide l’inserzionista. Facebook fa quello che decidi tu quando lo decidi tu e lo fa al tuo posto;

 

    • Musiche personalizzate all’interno degli slideshow – Finalmente! Anche se ormai nessuno più attiva l’audio dei video e quindi potrebbe sembrare una cosa da poco. Sta di fatto che per alcune attività potrebbe essere importante e soprattutto possiamo evitare le raccapriccianti proposte di Facebook e decidere noi la colonna sonora dei nostri slideshow (mi raccomando ai diritti però!);

 

    • Introduzione delle inserzioni video in-stream – ossia brevi inserzioni video all’interno dei video in target. A differenza di Youtube le inserzioni sono basate sul pubblico e non sul contenuto, quindi due persone che guardano lo stesso video probabilmente vedranno due inserzioni diverse;

 

  • Facebook Stories – Mark non si ferma mai e ha lanciato in versione beta, e per ora solo in Irlanda, le storie anche su Facebook. Così come ha fatto con il suo altro pargolo Instagram (che ha preso l’idea a Snapchat), anche su Facebook a breve potremo pubblicare le nostre storie quotidiane. (Ce n’era bisogno?)

Instagram

Passiamo appunto alla seconda creatura (adottata) di Zuckerberg.

Quali sono le novità sul social fotografico per eccellenza?

  • Insight sulle Stories e un nuovo formato pubblicitario in arrivo – proprio così. Le storie pubblicate, almeno per i profili business, potranno finalmente avere degli indicatori di performance. Stiamo parlando di reach, impressions, degli exits e dei messaggi inviati da parte degli utenti che visualizzano la storia. Anche qui siamo in roll-out per cui qualcuno potrebbe già averli a disposizione. Inoltre anche su Instagram è stato introdotto il mid-roll, ma stavolta sulle stories condivise dagli utenti con immagini o video di massimo 15 secondi.

  • È possibile già da qualche giorno fare dirette nelle stories –  Instagram sta diventando sempre più un social live e i video stanno crescendo sempre di più, ma la fotografia rimane ancora il contenuto principale,  e questo ci porta al prossimo punto…

  • Gli album fotografici. È in fase di test, e solo per Android al momento, l’introduzione degli album fotografici. Quindi se abbiamo più immagini relative ad uno stesso soggetto/evento/momento potremmo creare un album anziché tempestare i nostri follower con foto che sono molto simili tra loro.


LinkedIn

Linkedin non ci regala molte novità, ma quella di questo mese è piuttosto consistente: un layout tutto nuovo, molto più user friendly e per certi versi molto simile a Facebook, ma ci piace.

È ancora in fase di roll-out, ma piano piano tutti gli account LinkedIn stanno cambiando veste, proprio come nelle immagini di seguito.

La nuova home prevede anche un menù più dettagliato e un accesso diretto a Slideshare, che finora non era previsto.

Home page Linkedin

Nuova Home di Linkedin

Il profilo invece mette in evidenza le ultime attività, pubblicazioni e statistiche.

 

Pagina profilo Linkedin

Pagina profilo Linkedin

I social nel primo mese dell’anno ci hanno riservato non poche novità, alcune molto più interessanti di altre, e Facebook in termini di advertising ci lascia con molti nuovi strumenti da approfondire e scoprire.

See you next month!

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620 413 Davide

Cinema2day: la Sentiment Analysis realizzata da Estrogeni

Oggi è il penultimo appuntamento del #Cinema2Day, l’iniziativa che prevede, per i cinema aderenti, un biglietto di ingresso a 2€ nel secondo mercoledì del mese.

Nelle precedenti giornate è stato registrato un boom di vendita biglietti, con fan del cinema entusiasti, ma anche alcuni critici del settore, rispetto a uno sconto giudicato eccessivo (e premiante soprattutto le grandi catene distributive).

La nostra analisi di dettaglio è riferita alla giornata dello scorso novembre. In attesa di tirare le fila con dati complessivi, il “giudizio” della sentiment analysis è finora più che positivo.

Qui l’analisi completa, che trovate anche sul nostro canale SlideShare.

 

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1024 575 Martina

Facebook Insights: cosa accadrà?

Oh Facebook, che combini?

Mercoledì 16 novembre il nostro social preferito ha rilasciato un’importante comunicazione in cui ha chiarito diversi aspetti sugli Insights delle pagine e sui cambiamenti che ci saranno da qui ai prossimi mesi.

Iniziamo con l’ammissione di colpa. Eh sì, Facebook ha ammesso di aver fatto degli errori nel calcolare alcuni parametri e che quindi da ora in poi le cose cambieranno.

Vediamo i principali:

  • Reach organica 1 – finora la reach organica e quella a pagamento erano calcolate in modo differente: per il calcolo di quella organica la persona veniva raggiunta anche quando il contenuto non era visualizzato nello schermo ma comunque presente nel newsfeed (quindi valore da sempre falsato), la reach a pagamento invece veniva calcolata solo se il contenuto era stato effettivamente visualizzato a schermo (tenendo conto quindi della viewability). Ora il calcolo verrà allineato e Facebook stesso stima una flessione del 20% della reach organica media. Esatto 20%!

 

  • Reach organica 2 – sembra inoltre che finora ci sia stato un bug (dice Facebook) che ha duplicato il conteggio della reach totale della pagina nella panoramica degli insights, solo per i dati relativi ai 7 giorni precedenti e 28 giorni precedenti. Infatti sembra che il numerino non mostrasse le persone raggiunte ma le visualizzazioni totali, senza andare a depurare il calcolo dalle visualizzazioni ripetute. Si tratta di un errore che ha falsato i numeri degli ultimi 7 giorni del 33% e quelli degli ultimi 28 giorni del 55%. Poca roba insomma!

 

  • Visualizzazioni dei video – in questo caso l’errore nel calcolo finora ha mostrato dei valori più bassi delle visualizzazioni al 100% del video a causa del fatto che spesso il file audio e video non erano perfettamente allineati: su alcuni device il video finiva una frazione di secondo dopo la sua conclusione e quindi a Facebook non risultava la completa view. Ora anche questo è stato corretto e le views al 100% dovrebbero aumentare di circa il 35%.

 

  • Instant Articles – qui sembra che abbiamo sbagliato a conteggiare il tempo speso per articolo, di circa il 7-8% in più in media dall’agosto del 2015. Questo perché stavano calcolando la media del tempo di lettura in maniera aritmetica, quindi semplicemente dividendo per il numero di articoli, anziché tenere conto delle singole visualizzazioni di ogni articolo e quindi fare la media ponderata del tempo speso. Risolto anche questo.

 

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Oltre a queste e altre correzioni Facebook ha deciso di attivare qualche altro importante cambiamento, per esempio:

    • Aumenterà le verifiche da enti terzi – aumentando le attività di monitoraggio che già ha in campo con Nielsen, Moat, com Score e IAS (Integral Ad Science) e inserendo i video e i live di Facebook nella DCR di Nielsen (Digital Content Ratings), che consentirà di mettere a confronto le metriche digital e TV nella Total Audience Measurement di Nielsen stessa.

 

    • Aumenterà e renderà più regolari le comunicazioni sui cambiamenti delle metriche, dei prodotti e su tutte le novità in uscita attraverso la creazione di un blog.

 

Tutti gli altri cambiamenti vertono sulla maggiore trasparenza e comprensibilità da parte di chi come noi lavora quotidianamente su Facebook. Per chi volesse approfondire è tutto in questo articolo.

Insomma se nei prossimi giorni o già da ora vedete la reach della vostra pagina diminuire sappiate che è normale, o almeno sappiate che sta succedendo a tutti. Mal comune mezzo gaudio no?

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300 212 Davide

Widiba innova ancora con la sentiment analysis di Estrogeni

Una collaborazione prestigiosa. Un team affiatato e attento ai bisogni del cliente. E un riconoscimento importante per il nostro lavoro. Pubblichiamo di seguito il Comunicato stampa “Widiba innova ancora con la sentiment analysis di Estrogeni”.

Widiba, la banca del Gruppo Montepaschi, nata nel 2014 con le logiche del crowdsourcing, ha scelto un’avanzata soluzione di brand reputation per analizzare le conversazioni online sui canali web e social, attraverso una collaborazione con Estrogeni, digital intelligence agency specializzata in sentiment analysis.

Gli insight derivanti dalle conversazioni online consentono di valutare le iniziative di marketing in atto, monitorare la percezione dei clienti anche al di fuori delle properties bancarie, correggere eventuali criticità e rafforzare / emulare comportamenti virtuosi, anche tramite competitive intelligence. Fino all’integrazione, in alcuni casi, con i dati del CRM.

Secondo Emilio Martano, Direttore Comunicazione e Acquisizione Clienti di Widiba, “Widiba è una banca nata dall’ascolto delle piattaforme sociali. Un approccio che non si è esaurito nel percorso di lancio, ma che fa parte del DNA di quest’azienda che continua a costruire la sua offerta in sinergia con i consumatori e con la sua rete distributiva. È per questo per noi fondamentale avere un partner come Estrogeni che ci offre gli strumenti giusti per consolidare il nostro posizionamento”.

Davide Magini, Web Marketing & Analytics Director di Estrogeni, ha dichiarato: “Widiba è la banca digitale che sta innovando maggiormente il mercato italiano, e che in soli due anni ha raggiunto e in qualche caso superato le best practice italiane, come testimoniano anche i numerosi premi che ha ricevuto. Essere scelti da questa realtà è per noi un ulteriore importantissimo riconoscimento della qualità del servizio che siamo in grado di fornire, dopo la significativa collaborazione biennale con il gruppo BNL. L’analisi semi-automatizzata del sentiment si conferma una scelta vincente rispetto alle soluzioni software. Con i nostri report riusciamo a supportare Widiba sia nel day-by-day che nelle scelte strategiche di marketing, in un rapporto che per noi è più di partnership che di tradizionale approccio cliente / fornitore”.
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1024 506 Vincenzo

Se una mattina d’estate un viaggiatore

Sabato mattina, stazione centrale di una grande città.
Giovani sta rientrando a casa dalla sua famiglia, dopo aver trascorso alcuni giorni fuori città per lavoro. Il suo treno (Intercity? Alta velocità?) sta entrando in stazione, così approfitta degli ultimi minuti di viaggio per dare un’occhiata al suo Facebook.

Laura ha cambiato la sua foto profilo (in questa più recente è al parco con i suoi due bambini). Paolo condivide il suo ennesimo post polemico contro uno dei candidati alle comunali. E poi c’è un post sponsorizzato. Uno dei tanti, certo. Solo che questo sa di zucchero a velo e ha la fragranza della pasta frolla appena sfornata.

Giovanni lo legge, commenta. Passo a fare delle commissioni – promette – e poi ritorno in stazione, al punto vendita. Lo dice e lo fa: arriva in negozio, assaggia, resta colpito, acquista. Commenta di nuovo, entusiasta, con la lista delle leccornie gustate e con i suoi più sinceri complimenti.

Il post in questione è uno di quelli che abbiamo creato per un nostro cliente in ambito food, a cui abbiamo proposto di lanciare una Campagna Facebook geolocalizzata nel weekend.
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La scelta della foto è importante, dobbiamo subito attirare l’attenzione dei viaggiatori social. Il testo: accattivante ma anche esplicativo. La nostra attenzione si concentra però in questo più che in altri casi sul pubblico: decidiamo di raggiungere, attraverso le recenti possibilità di targettizzazione messe a disposizione da Facebook, i viaggiatori che orbitano intorno alla stazione centrale.

Le persone raggiunte potrebbero essere in numero inferiore rispetto al solito e i profili individuati meno targettizzabili per interessi e comportamenti d’acquisto. Ma decidiamo di correre il rischio perché crediamo nella qualità prodotto e nell’efficacia del nostro messaggio.

I risultati?

A footfall costante rispetto alla settimana precedente, nella sola giornata di sabato, primo giorno di sponsorizzazione, il fatturato del nostro cliente è salito del 63%, mentre il giorno successivo l’incremento è stato del 27%. Gli effetti si sono prolungati al lunedì, ieri, quando abbiamo registrato il picco in termini di fatturato assoluto, con una crescita del 71%.

Dal punto di vista del reach e delle interazioni, considerando unicamente i risultati organici e tralasciando quelli ottenuti a pagamento, il post ha raggiunto un pubblico più vasto del 170% rispetto a quello dei post precedenti, mentre il numero di like e condivisioni è salito di oltre il 400% e di quasi il 120% rispettivamente.

Il dato complessivo è decisamente interessante, soprattutto se si pensa al fatto che il budget impiegato è stato piuttosto contenuto. Ma la capacità di far arrivare il giusto messaggio alle persone giuste nel momento giusto stavolta ha premiato.

E crediamo che proprio questo possa essere l’elemento distintivo del web marketing di qualità.

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La gaia scienza al tempo dei social

 

“La sfera della conoscenza deve essere unita a quella della gioia.”

Friedrich Nietzsche

LA GAIA SCIENZA

Qualche settimana fa Simone Cosimi in un articolo pubblicato su Repubblica ha parlato del crescente interesse che i temi scientifici riscuotono sui social network.

 

Gli utenti dei social – ha sottolineato il giornalista – condividono con sempre maggiore frequenza contenuti di carattere scientifico, mostrando interesse sia per i temi più prossimi alla loro vita personale (come le notizie relative alla ricerca medica) che per quelli apparentemente più distanti e non direttamente collegati al quotidiano. Un esempio su tutti: il video condiviso qualche settimana fa dall’astronauta e medico Scott Parazynski dedicato agli effetti dei viaggi spaziali sul corpo umano, che in pochissimo tempo ha superato le 225.000 visualizzazioni.

 

 

Ma quali sono le ragioni di questo fenomeno?

 

A determinare questo crescente interesse per le scienze c’è sicuramente un maggiore bisogno informativo da parte degli utenti dei social: vivendo in un mondo altamente tecnologizzato e nel quale lo sviluppo scientifico è sempre più rapido, sentiamo più forte la necessità di essere aggiornati e i social, lo sappiamo ormai da tempo, stanno diventando il canale privilegiato in cui reperire le informazioni.

 

La scelta di privilegiare contenuti di carattere scientifico su questi canali, inoltre, può essere collegata al tema della self presentation: con i post che condividiamo forniamo agli altri e a noi stessi un’immagine di ciò che siamo, definiamo la nostra identità e costruiamo delle relazioni sociali. Mostrando apprezzamento per contenuti scientifici vogliamo dare ai nostri collegamenti un’immagine di noi stessi impegnata e informata.

 

I social media, del resto, forniscono alle riviste e ai divulgatori strumenti che permettono di rendere più accessibili e coinvolgenti gli studi scientifici: video, infografiche e foto riescono infatti a mostrare in modo semplice e accattivante ciò che potrebbe apparire noioso o eccessivamente complesso se spiegato soltanto con le parole.
[bctt tweet=”È in atto una vera e propria rivoluzione copernicana del linguaggio scientifico” username=”Estrogeni”]

Chi si occupa di comunicazione scientifica ha infatti compreso le potenzialità dei social e crea i propri contenuti usando il linguaggio sintetico e semplificato tipico di questi canali per poter raggiungere audience sempre più vaste.

 

 

Le Best Practice italiane

Tanti sono gli istituti, le riviste, e i ricercatori italiani che fanno un uso consapevole dei social e sfruttano appieno le possibilità di questi canali.

Possiamo citare a titolo di esempio i video divulgativi prodotti e condivisi dall’Agenzia Spaziale Italiana, che ha all’attivo più di 20.000 fan su Facebook e più di 76.000 follower su Twitter, dedicati alle missioni scientifiche di esplorazione del sistema solare, che raccolgono grande consenso sia su Youtube che sugli atri social.

 

Ma è interessante anche l’uso di contenuti grafici che fa l’account Twitter di MSD salute per annuciare ai propri follower l’apertura del canale Periscope dell’agenzia.

 

I nuovi canali disponibili e le app di messaggistica (Snapchat, Whatsupp, Telegram) riescono a dare ulteriore slancio comunicativo alla scienza, rendendo più veloce e immediato il passaggio di informazioni e offrendo agli utenti iscritti la possibilità di essere attivi produttori di informazioni, inviando i propri contenuti (video, foto e altro) alle redazioni.

 

Questo fenomeno ha fatto sì che alcuni volti noti del mondo delle scienze e della ricerca diventassero delle vere e proprie celebrities: basti pensare, oltre ai casi di Piero Angela ed Edoardo Boncinelli, già noti al pubblico da diverso tempo, al recente successo mediatico di Samantha Cristoforetti, protagonista indiscussa del web e ospite ricercatissima delle trasmissioni televisive, che su Twitter è seguita da oltre 665.000 persone.

 

 

I limiti della scienza social

Ma la grande popolarità della scienza sui social nasconde anche alcuni limiti e insidie.

In primo luogo, un’eccessiva semplificazione di temi di natura complessa come quelli scientifici può essere rischiosa, perché può portare alla diffusione di messaggi non corretti.

 

Un altro limite poi è dato dal fatto che gli utenti online preferiscono rinforzare le proprie credenze più che formarsene delle nuove. Secondo alcuni studi, infatti, gli utenti tendono a condividere le notizie che confermano quanto già sanno ed escludono le informazioni che possono contraddire le loro convinzioni.

 

È il cosiddetto “pregiudizio della conferma” di cui ha parlato recentemente il ricercatore Walter Quattrociocchi.
Questo meccanismo, secondo i ricercatori, favorirebbe la rapida circolazione di bufale scientifiche e teorie complottiste che possono portare a dei fenomeni anche piuttosto gravi di disinformazione.

 

Quindi?

[bctt tweet=”Parliamo sì di scienza sui social, ma facciamolo con estrema attenzione e valutando sempre le fonti.” username=”Estrogeni”]

 

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1024 683 Vincenzo

Nuove Poetiche Social

Ormai da tempo si parla di crisi della poesia, visto il sempre minor numero di lettori di opere di questo genere letterario e, di conseguenza, di editori disposti a pubblicarle.

Qualche mese fa, per esempio, Nicola Crocetti, editore dell’omonima casa specializzata in libri di poesia, in un’intervista per ADN Kronos ha descritto le difficoltà che attraversa il settore e ha messo in evidenza i limiti della distribuzione e la scarsa promozione nel nostro Paese.

La poesia è quindi destinata a rimanere un prodotto rivolto a una nicchia sempre più ristretta? E il web e i social network che influenza possono avere sul futuro della poesia?

Qualche tempo fa il New York Times ha pubblicato un articolo dedicato ad alcuni casi molto fortunati di poeti che hanno raggiunto il successo (anche in termini commerciali) grazie ai social network.

Definiti Instapoeti, questi artisti sono diventati famosi pubblicando le loro poesie in particolare su Instagram e Tumblr: i loro account hanno acquisito via via un crescente consenso in termini di engagement e numero di follower, che si è tradotto in un discreto successo di vendita delle loro pubblicazioni.

È il caso per esempio di Tyler Knott Gregson, poeta e scrittore americano citato proprio nell’articolo del New York Times, che negli ultimi sette anni ha raggiunto oltre 265mila seguaci sul suo profilo Instagram, attraverso il quale condivide due poesie ogni giorno.

Typewriter Series #1468 by Tyler Knott Gregson ___ Chasers of the Light & All The Words Are Yours are Out Now! #tylerknott

Una foto pubblicata da Tyler Knott Gregson (@tylerknott) in data:

La sua capacità di comunicare con i follower su Instagram e la sua continuità nella gestione del profilo gli hanno permesso di ottenere, oltre agli ottimi risultati in termini di follower, anche un enorme successo di vendita: Chasers of the Light, la sua prima raccolta di poesie pubblicata nel 2014, ha venduto più di 120.000 copie cartacee. Il suo secondo libro, dal titolo All the Words Are Yours, è stato invece pubblicato lo scorso ottobre e in pochissimo tempo ha raggiunto il terzo posto della classifica Nielsen dei libri di poesia più venduti negli Stati Uniti.

E non è l’unico caso a quanto pare: tra i testi di poesia più venduti negli USA troviamo quelli di altri nomi popolari sui social, come l’autrice e fashion designer Lang Leav, che dal 2012 condivide le sue poesie su Tumblr e ha già raggiunto più di un milione i follower.

New piece, hope you like it! xo Lang ………….My NEW book Memories is now available via Amazon, BN.com + The Book Depository and bookstores worldwide.

Questi e altri casi fortunati, quindi, dimostrano che i social network possono avere un ruolo importante nella promozione di opere letterarie e in particolare di poesia.

Ne ha parlato qualche tempo fa anche Ferruccio De Bortoli in occasione di BookCity, l’appuntamento milanese legato al mondo della cultura e dell’editoria.

“I social – ha affermato l’ex direttore del Corriere – sono straordinari da questo punto di vista, perché se lei guarda tutti gli aforismi che derivano dai libri e quanti riferimenti si fanno ai libri nelle discussioni spesse volte sterili dei social, sinceramente io rimango stupito favorevolmente. Tutto questo si regge anche sul passaparola: se fatto intelligentemente, anche sui social rappresenta una forma di promozione estremamente efficace. Io mi auguro si riesca anche ad invogliare a leggere nella dittatura straordinaria delle 140 battute.”

C’è da sperare in un futuro di maggiore successo della poesia proprio grazie ai social?

Visto il crescente rilievo sui social di autori e community dedicate alla poesia anche in Italia possiamo immaginare (e sperare) di sì.

A testimoniarlo c’è anche la grande risonanza che hanno sui social alcune iniziative ed eventi speciali, come la Giornata mondiale della poesia, che si è celebrata lo scorso 21 marzo con il coinvolgimento di migliaia di utenti, in particolare su Twitter.

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1024 576 Agostino

Deadpool: l'infografica di un successo

Negli ultimi tre mesi abbiamo avuto il piacere di lavorare sul film dedicato al più ironico personaggio dell’universo Marvel: si tratta di Deadpool, l’irriverente “Mercenario Chiacchierone” dotato di poteri sovrumani e di uno spiccato senso dell’umorismo.

Il film, uscito nelle nostre sale lo scorso 18 febbraio, è un vero concentrato di azione e ironia ed è riuscito a convincere sia la stampa che gli appassionati del genere cinecomic, ottenendo ottimi risultati al Box Office.


Abbiamo voluto raccontare il risultato del nostro lavoro in questa infografica, che riporta alcuni dei numeri di questo enorme successo targato 20th Century Fox

E in attesa che arrivi nelle sale Deadpool 2 ci auguriamo che il film continui a registrare questo grande successo!


Deadpool