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Martina

Social media
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Social News – Le novità di gennaio 2017

Si sa che il web è in continua evoluzione, e si sa che i social media sono ancora più veloci e che ci sono cambiamenti all’ordine del giorno.

Cerchiamo allora di venirne a capo e fare un po’ di ordine per capire cosa è successo dall’inizio di questo 2017.

Facebook

Come non iniziare dal re dei social?

Facebook ha introdotto o sta per introdurre molte novità di cui alcune piuttosto importanti, vediamo quali:

    • A inizio gennaio è stata annunciata l’introduzione delle ads sui video caricati direttamente su Facebook. Avete presente quei banner che compaiono sui video Youtube? Ecco, la stessa cosa, in mid-roll dopo 20 secondi di visualizzazione del video. Non si sa ancora bene in che modo verranno visualizzati e se, come per Youtube, sarà possibile chiuderli. L’unica cosa che si sa è che le revenue degli investimenti saranno divise con i publisher dei video (55% ai publisher e 45% a Facebook). Non male, ma attendiamo l’effettiva introduzione dello strumento per dare un giudizio definitivo su questa novità;

 

    • Facebook Journalism Progect – Zuckerberg dice no alle bufale e sì al supporto tecnico e logistico alle aziende che sono attive nel mercato dei media. Dopo le pesanti critiche subite dal re dei social durante le elezioni americane, accusato di aver lasciato che notizie false circolassero liberamente, Mark Zuckerberg ha deciso di avviare questo progetto di formazione ai giornalisti e di assistenza alle aziende media. Anche qui aspettiamo futuri aggiornamenti per capire in cosa consiste tutto ciò nel concreto;

 

    • Nuove funzionalità e strumenti per i video in diretta – soprattutto per chi li usa in modo professionale. Innanzitutto si potranno pubblicare dirette anche da browser web e non solo da mobile, inoltre Facebook introdurrà anche un nuovo ruolo per le pagine che permetterà di pubblicare dirette. Quindi non sarà più necessario essere amministratore della pagina, ma semplicemente un Live Contributor. Sicuramente un’ottima cosa che permetterà una gestione più flessibile e sicura delle pagine.  Verranno introdotti inoltre degli insight per le dirette video per i profili personali con più di 5 mila follower e la possibilità di mettere in evidenza i commenti più interessanti che sono stati fatti durante la diretta. Tante novità per le dirette che stanno avendo sempre più successo;

 

    • Introduzione di Ads sugli Instant Articles – da poco infatti è possibile scegliere come posizionamento delle inserzioni anche gli instant articles quando si usano specifici formati publicitari come Post della pagina con link, Installazione dell’app mobile, video e carosello e per 6 degli obiettivi previsti (views del video, traffico, conversione, interazione, installazione app e vendita dei prodotti in catalogo).

 

    • Introduzione delle regole di automazione per le campagne – è in roll-out e quindi non ancora disponibile per tutti, però il 2017 ha portato anche la possibilità di impostare delle regole che permettono di attivare notifiche o stoppare campagne al verificarsi di determinati eventi che decide l’inserzionista. Facebook fa quello che decidi tu quando lo decidi tu e lo fa al tuo posto;

 

    • Musiche personalizzate all’interno degli slideshow – Finalmente! Anche se ormai nessuno più attiva l’audio dei video e quindi potrebbe sembrare una cosa da poco. Sta di fatto che per alcune attività potrebbe essere importante e soprattutto possiamo evitare le raccapriccianti proposte di Facebook e decidere noi la colonna sonora dei nostri slideshow (mi raccomando ai diritti però!);

 

    • Introduzione delle inserzioni video in-stream – ossia brevi inserzioni video all’interno dei video in target. A differenza di Youtube le inserzioni sono basate sul pubblico e non sul contenuto, quindi due persone che guardano lo stesso video probabilmente vedranno due inserzioni diverse;

 

  • Facebook Stories – Mark non si ferma mai e ha lanciato in versione beta, e per ora solo in Irlanda, le storie anche su Facebook. Così come ha fatto con il suo altro pargolo Instagram (che ha preso l’idea a Snapchat), anche su Facebook a breve potremo pubblicare le nostre storie quotidiane. (Ce n’era bisogno?)

Instagram

Passiamo appunto alla seconda creatura (adottata) di Zuckerberg.

Quali sono le novità sul social fotografico per eccellenza?

  • Insight sulle Stories e un nuovo formato pubblicitario in arrivo – proprio così. Le storie pubblicate, almeno per i profili business, potranno finalmente avere degli indicatori di performance. Stiamo parlando di reach, impressions, degli exits e dei messaggi inviati da parte degli utenti che visualizzano la storia. Anche qui siamo in roll-out per cui qualcuno potrebbe già averli a disposizione. Inoltre anche su Instagram è stato introdotto il mid-roll, ma stavolta sulle stories condivise dagli utenti con immagini o video di massimo 15 secondi.

  • È possibile già da qualche giorno fare dirette nelle stories –  Instagram sta diventando sempre più un social live e i video stanno crescendo sempre di più, ma la fotografia rimane ancora il contenuto principale,  e questo ci porta al prossimo punto…

  • Gli album fotografici. È in fase di test, e solo per Android al momento, l’introduzione degli album fotografici. Quindi se abbiamo più immagini relative ad uno stesso soggetto/evento/momento potremmo creare un album anziché tempestare i nostri follower con foto che sono molto simili tra loro.


LinkedIn

Linkedin non ci regala molte novità, ma quella di questo mese è piuttosto consistente: un layout tutto nuovo, molto più user friendly e per certi versi molto simile a Facebook, ma ci piace.

È ancora in fase di roll-out, ma piano piano tutti gli account LinkedIn stanno cambiando veste, proprio come nelle immagini di seguito.

La nuova home prevede anche un menù più dettagliato e un accesso diretto a Slideshare, che finora non era previsto.

Home page Linkedin

Nuova Home di Linkedin

Il profilo invece mette in evidenza le ultime attività, pubblicazioni e statistiche.

 

Pagina profilo Linkedin

Pagina profilo Linkedin

I social nel primo mese dell’anno ci hanno riservato non poche novità, alcune molto più interessanti di altre, e Facebook in termini di advertising ci lascia con molti nuovi strumenti da approfondire e scoprire.

See you next month!

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1024 575 Martina

Facebook Insights: cosa accadrà?

Oh Facebook, che combini?

Mercoledì 16 novembre il nostro social preferito ha rilasciato un’importante comunicazione in cui ha chiarito diversi aspetti sugli Insights delle pagine e sui cambiamenti che ci saranno da qui ai prossimi mesi.

Iniziamo con l’ammissione di colpa. Eh sì, Facebook ha ammesso di aver fatto degli errori nel calcolare alcuni parametri e che quindi da ora in poi le cose cambieranno.

Vediamo i principali:

  • Reach organica 1 – finora la reach organica e quella a pagamento erano calcolate in modo differente: per il calcolo di quella organica la persona veniva raggiunta anche quando il contenuto non era visualizzato nello schermo ma comunque presente nel newsfeed (quindi valore da sempre falsato), la reach a pagamento invece veniva calcolata solo se il contenuto era stato effettivamente visualizzato a schermo (tenendo conto quindi della viewability). Ora il calcolo verrà allineato e Facebook stesso stima una flessione del 20% della reach organica media. Esatto 20%!

 

  • Reach organica 2 – sembra inoltre che finora ci sia stato un bug (dice Facebook) che ha duplicato il conteggio della reach totale della pagina nella panoramica degli insights, solo per i dati relativi ai 7 giorni precedenti e 28 giorni precedenti. Infatti sembra che il numerino non mostrasse le persone raggiunte ma le visualizzazioni totali, senza andare a depurare il calcolo dalle visualizzazioni ripetute. Si tratta di un errore che ha falsato i numeri degli ultimi 7 giorni del 33% e quelli degli ultimi 28 giorni del 55%. Poca roba insomma!

 

  • Visualizzazioni dei video – in questo caso l’errore nel calcolo finora ha mostrato dei valori più bassi delle visualizzazioni al 100% del video a causa del fatto che spesso il file audio e video non erano perfettamente allineati: su alcuni device il video finiva una frazione di secondo dopo la sua conclusione e quindi a Facebook non risultava la completa view. Ora anche questo è stato corretto e le views al 100% dovrebbero aumentare di circa il 35%.

 

  • Instant Articles – qui sembra che abbiamo sbagliato a conteggiare il tempo speso per articolo, di circa il 7-8% in più in media dall’agosto del 2015. Questo perché stavano calcolando la media del tempo di lettura in maniera aritmetica, quindi semplicemente dividendo per il numero di articoli, anziché tenere conto delle singole visualizzazioni di ogni articolo e quindi fare la media ponderata del tempo speso. Risolto anche questo.

 

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Oltre a queste e altre correzioni Facebook ha deciso di attivare qualche altro importante cambiamento, per esempio:

    • Aumenterà le verifiche da enti terzi – aumentando le attività di monitoraggio che già ha in campo con Nielsen, Moat, com Score e IAS (Integral Ad Science) e inserendo i video e i live di Facebook nella DCR di Nielsen (Digital Content Ratings), che consentirà di mettere a confronto le metriche digital e TV nella Total Audience Measurement di Nielsen stessa.

 

    • Aumenterà e renderà più regolari le comunicazioni sui cambiamenti delle metriche, dei prodotti e su tutte le novità in uscita attraverso la creazione di un blog.

 

Tutti gli altri cambiamenti vertono sulla maggiore trasparenza e comprensibilità da parte di chi come noi lavora quotidianamente su Facebook. Per chi volesse approfondire è tutto in questo articolo.

Insomma se nei prossimi giorni o già da ora vedete la reach della vostra pagina diminuire sappiate che è normale, o almeno sappiate che sta succedendo a tutti. Mal comune mezzo gaudio no?

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1024 512 Martina

L’evoluzione dell’advertising online: quanto pesa il mobile?

Nei miei post precedenti ho parlato dei fattori che stanno influenzando gli investimenti web in advertising: la native, gli adblocker, il programmatic. Ora, è arrivato il momento di parlare di una cosa che potrebbe sembrare ai più scontata, ma che in realtà in fase di strategia e di pianificazione non lo è.

EVOLUZIONE ADVERTISING ONLINE

La mobile advertising

Escludendo qualche brand “lungimirante”, infatti, la maggior parte delle aziende  non ha ancora una vera e propria strategia di investimento che include anche il mobile: parlo di contenuti e strumenti pensati appositamente per smartphone e tablet e non solo la semplice declinazione degli stessi contenuti da desktop.

Partiamo con il dire che ormai il traffico da mobile sta diventando predominante, infatti i dati di novembre 2015 ci dicono che la crescita del fatturato pubblicitario online risulta essere del  73% rispetto al 2014 ed è stata trainata principalmente dal mobile, che ha coperto 463 milioni di investimenti ( Fonte: Osservatorio FCP Assointernet).
I dati Audiweb di gennaio 2016 ci dicono che oltre il 50% degli utenti naviga anche da mobile, e che se volessimo analizzare solo la fascia di età dai 18 ai 54 anni saliamo a quasi il 70%, contro il 60% di quelli che navigano anche da PC, con una sovrapposizione del 30%.

Tali numeri non tengono conto delle applicazioni, perché purtroppo ancora non esiste un ente che misuri tutto il traffico anche delle app e non possiamo fare affidamento solo al numero di download dichiarato dai produttori.

Sono dati comunque piuttosto impressionanti e non tenerne conto in fase di pianificazione è ormai un errore che non è più ammissibile.

Sia le concessionarie che gli editori si stanno evolvendo cercando di inserire formati accattivanti, che siano interessanti  per gli inserzionisti e soprattutto per gli utenti. Le soluzioni sono sempre di più, ma si rischia di arrivare allo stesso sovraffollamento del web. E non stiamo tenendo conto che gli ad blocker sono molto diffusi anche per il mobile.

Ecco quindi che entrano in ballo di nuovo la native advertising e soprattutto i social network. Ormai non possiamo neanche più limitare il discorso a Facebook –  che comunque rimane il social di riferimento, che assorbe la maggioranza dei budget – perché le piattaforme sono tante e diverse, da scegliere e usare in base al target, agli obiettivi e al settore di appartenenza.

Le possibilità che abbiamo oggi sono numerose, e ovviamente la parte difficile è sempre trovare il modo e il luogo giusti per intercettare il tuo target (senza pensare che anche solo individuare il giusto target non è una cosa da sottovalutare).

Quali sono però i vantaggi e gli svantaggi dell’investimento su mobile?

Vantaggi

L’aspetto che più rende appetibile questo tipo di investimento è la possibilità di targettizzare in maniera molto profilata il pubblico di riferimento.

I device mobile sono appunto, mobili. La caratteristica principale è anche il punto di maggiore forza di questo tipo di campagne: posso far visualizzare il tuo messaggio solo al pubblico che è in una determinata zona. In questo caso è una vera geolocalizzazione, perché non faccio riferimento alla posizione del server da cui si naviga (che potrebbe essere a kilometri di distanza da dove sono effettivamente), ma al gps del dispositivo che stai utilizzando.

Inoltre, altro aspetto fondamentale: i dispositivi mobile, a parte alcune eccezioni, sono personali. Quindi i dati di navigazione che hai sul tuo telefono sono effettivamente riferiti a te e non a qualche altro membro della tua famiglia o a qualche coinquilino poco riservato. Poi c’è sempre la questione account con cui si scaricano le app (Apple? Google? Poco importa) che è anch’esso personale e quindi conferma ulteriormente che la persona che utilizza quel dispositivo sei veramente tu.

Tutti i dati relativi a sesso, età, gusti personali, luoghi che si frequentano ecc, sono tutti elementi che formano dei profili ben precisi che possono essere individuati se in target con determinate campagne.

Ma la puntuale targettizzazione è solo uno dei vantaggi. Infatti, ad oggi, ci sono molte aziende che lavorano costantemente sull’evoluzione dei formati mobile: un gioco, delle notifiche push quando passi di fronte ad uno specifico negozio, un reminder che ti ricorda che nel cinema al tuo fianco stasera fanno quel bel film di cui avevi visto il trailer qualche giorno fa. Ci sono formati che cambiano in base al meteo, ad esempio: invece di proporti una bella bibita ghiacciata-visto che piove e fa freddo – ti propongono una cioccolata calda. Anche qui, la cosa fondamentale è saper far il giusto piano con la giusta strategia, che sia tagliata su misura per raggiungere i tuoi obiettivi.

Ma non è tutto oro quel che luccica…

Svantaggi

Ci sono infatti alcuni aspetti negativi che vanno valutati molto attentamente.

La crescita degli ad blocker anche su mobile è un chiaro segnale che si sta già esagerando anche qui. Cercare quindi di scegliere il giusto formato, la giusta combinazione di attività (native, social, ecc) diventa fondamentale e richiede una profonda ricerca.

Ho detto poi che è possibile targettizzare in maniera molto puntuale, ma se lo fai nel modo sbagliato rischi di buttare via un sacco di soldi andando ad intercettare il pubblico sbagliato.

I molteplici strumenti e formati che hai a disposizione con il mobile rendono ancora più complessa la stesura del piano, perché non tutti gli strumenti sono adatti a tutti i brand.

Conclusioni

[bctt tweet=”Non c’è un’unica grande regola che definisce quale strategia è adatta al tuo obiettivo.” username=”Estrogeni”]

Ogni campagna ha bisogno di uno studio e di specifiche ricerche che poi serviranno a stabilire gli obiettivi, a definire il target, il budget e in seguito a produrre un piano di investimento su misura.

Una cosa è certa: oggi non possiamo più ignorare la grande importanza del mobile e la sua predominanza su specifici target, come non possiamo ignorare tutti i cambiamenti che continuamente caratterizzano il web. Quello che oggi è giusto domani è già sorpassato e noi dobbiamo già sapere oggi su cosa investire domani. La sfida è ardua. Senza alcun dubbio, però, non ci si annoia mai.

programmatic
1024 576 Martina

L’evoluzione dell’advertising online: il programmatic

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Lo abbiamo detto e continuiamo a ribadirlo: siamo nel pieno di una trasformazione dell’advertising online. I cambiamenti in questo ambito sono continui, ma ora ne stiamo vivendo forse uno dei maggiori.

Eravamo rimasti all’introduzione degli ad blocker e la nascita e l’evoluzione della pubblicità nativa.

Avevamo anche accennato al fatto che il programmatic  è sia una conseguenza che una causa del cambiamento. Ora vediamo il perché.

Perché il Programmatic?

Partiamo da una piccola spiegazione di quello che è il programmatic.

In parole molto semplici è la possibilità di pianificare una campagna display in maniera autonoma e automatica, ossia senza il tramite della concessionaria pubblicitaria, con il supporto di piattaforme dedicate.

Molto probabilmente la sua nascita è dovuta all’esigenza sempre più grande da parte degli inserzionisti di colpire il target nel modo più preciso possibile e cercare di ottimizzare maggiormente i costi.

Maggiore profilazione del target

La necessità di avere una dispersione sempre minore delle impressions o visualizzazioni, deriva in maniera indiretta dalla diffusione degli ad blocker. Infatti, se il tuo annuncio è visualizzato da chi è potenzialmente interessato al tuo prodotto,  ci sono meno probabilità che infastidisca l’utente e di conseguenza meno possibilità che questi vada ad installare un software di ad blocking.

La pianificazione web attraverso il programmatic consente di individuare, in maniera piuttosto puntuale, il target di riferimento. Ciò è consentito dalle piattaforma DMP (Data Management Platform) che trasformano enormi quantità di dati, relativi alle caratteristiche e al comportamento degli utenti, in driver che consentono di pianificare, erogare e misurare le campagne in tempo reale.

Ottimizzazione dei costi

Utilizzare il programmatic per la pianificazione web vuol dire non avere intermediari come le concessionarie e riuscire a gestire la campagna in un tempo minore e con procedure più snelle.

Il media planning risparmierà il tempo che solitamente impiega per la scelta dei canali in target – in quanto saranno le piattaforme che in base al target, definito in modo molto preciso in fase inziale,  individueranno i siti e portali adatti – ma anche il tempo delle (a volte) lunghe negoziazioni con le concessionarie, in fase di acquisizione degli spazi.

Inoltre il budget dedicato alla campagna sarà ottimizzato maggiormente, perché abbiamo la possibilità di coprire il tuo target nel modo più profilato possibile: per età, sesso, interessi, area geografica, condizioni metereologiche, ecc. In questo modo non ci sarà la temuta dispersione delle impressions.

Quindi ci si potrebbe chiedere: perché non utilizziamo tutti il programmatic?

Perché come al solito ci sono anche dei contro. Vediamoli.

Limitata scelta di formati

Per prima cosa, infatti, pianificare in programmatic limita il ventaglio di formati display che abbiamo a disposizione.  Se si vuole ottimizzare in termini di target si dovrà fare a meno di quei formati molto più impattanti e visibili ma sicuramente meno adattabili alle varie specifiche di ogni sito web.

Dimentichiamoci quindi i formati rich. Molto spesso anche le skin non potranno essere utilizzate, perché ogni sito ha le sue dimensioni e quindi solo i formati “standard” potranno essere utilizzati.

Quindi sì, sicuramente in termini di targettizzazione ne andremo a beneficiare, ma quanto ne perdiamo in termini di effettiva visibilità ed efficacia dell’intera campagna?

Poca trasparenza

Le aziende investono e vogliono dei risultati. Il vantaggio maggiore del programmatic è l’automatizzazione di un processo che altrimenti richiederebbe spreco di tempo e di risorse, quindi, quando i risultati sono poco chiari o falsati da criteri di rilevazione discutibili, allora manca il presupposto dell’utilizzo di tale mezzo.

Oggi gli advertiser hanno imparato a richiedere report più dettagliati, forniscono black list dei siti su cui non vogliono assolutamente comparire e delle white list. Insomma ok l’automazione, ma con un minimo di controllo e delle linee guida.

Rispetto al 2014 gli investimenti in programmatic sono più che raddoppiati: se si parla nello specifico di annunci video, nel nostro paese si pensa che possano crescere annualmente del 45%, fino ad occupare il 50% del budget impiegato perquesto formato. Quindi sicuramente il programmatic è il futuro, ma abbiamo bisogno di più  controllo e maggiori competenze degli operatori, sia nel momento in cui si vanno a delineare le linee guida di una campagna che, ovviamente,  quando si condivide una strategia.

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1024 576 Martina

L’evoluzione dell’advertising online: ad blocker e native

evoluzione adv online

La pubblicità online sta cambiando in un modo meno banale di quello che pensiamo.
Sì certo, ci sono i social network, le campagne Facebook, le nuove (ormai non più molto) campagne su Instagram e su tutti gli altri canali. Ma data per assunta la questione social e i relativi investimenti, c’è quella parte del web non-social che sta subendo un profondo cambiamento, e diciamolo, meno male!

Tempo fa abbiamo assistito all’introduzione del video seeding e in generale di tutti i contenuti video che hanno arricchito e reso più interessante il panorama digital. Questo però ha continuato a subire molti cambiamenti, tra i quali i più importanti sono:


  • La diffusione degli ad blocker e la crescita del native advertising
  • L’avvento del programmatic
  • L’aumento esponenziale del traffico mobile
  • Iniziamo a parlare del primo tra tutti.


    1. La diffusione degli Ad blocker

    La diffusione degli ad blocker ha costretto gli inserzionisti a rivedere le proprie strategie di investimento. Infatti in Italia il 27% degli utenti online ha installato un ad blocker e ciò è probabilmente dovuto a una cattiva pianificazione di mezzi e di formati, ma anche, e soprattutto, al grande numero di annunci che spesso sono su una stessa pagina web che disturba la navigazione, rallenta il caricamento delle pagine, ci distrae dall’obiettivo principale (leggere una notizia, per esempio) e soprattutto non ci permette di concentrarci su nessuno dei contenuti pubblicitari, che diventano così tutti “invisibili”. Quindi, anche nel caso in cui il target e il formato siano quelli giusti, il fatto che ci sia troppa concorrenza su una stessa pagina, vanifica tutto il lavoro fatto di ricerca e pianificazione.



    Alcuni editori stanno cercando di ovviare al problema dell’ad blocking riservando alcuni contenuti solo a chi accetta di vedere gli ads. Non è un segreto che la maggior parte dei siti alimenta le proprie finanze proprio con la pubblicità e se non dovesse esserci più molti di questi siti sparirebbero. È anche vero però che se molti degli editori avessero riservato un po’ più di attenzione alla gestione dei loro spazi, forse non saremmo neanche arrivati all’esasperazione dell’utente e quindi all’adozione di provvedimenti per preservare una navigazione decente.



    In ogni caso siamo al punto che gli inserzionisti devono rivedere le proprie strategie e gli editori correre ai ripari. Due delle principali conseguenze sono la nascita e l’evoluzione delle pubblicità native e, anche se in maniera meno diretta, l’incremento del programmatic (di cui parleremo in seguito).


    Il native Advertising

    Partiamo dalle pubblicità native: che cosa sono esattamente? Sono quei contenuti che non interrompono la navigazione, ma che fanno parte integrante di essa. Sono la promozione di un prodotto fatta in un modo tale da fornire anche un contenuto utile. Per esempio, se il tuo prodotto è l’olio di oliva un sito che parla di cucina potrebbe dedicare una sezione alle ricette che ne esaltano il gusto, ai contenuti editoriali che ne mettono in luce i benefici ecc. Il tutto elaborato in un modo che, sì, promuove il prodotto, ma nello stesso tempo è utile per chi legge, è possibile trovare una ricetta interessante o un articolo che spiega i benefici dell’olio, e così via.



    I contenuti di una pubblicità nativa possono essere molto semplici, come per esempio il “vecchio” pubbliredazionale, oppure più elaborati come una sezione di un sito dedicata, con approfondimenti sul tema di interesse del tuo prodotto, produzione di video ad hoc e molto altro.



    Un esempio di strategia molto elaborata è quello di Paneangeli, che insieme al sito Pour Femme ha realizzato una web serie, “Sdolcinati”, composta da 6 puntate, una sezione del sito dedicata al brand e un cookbook di ricette realizzate ad hoc. Il tutto è stato supportato da visibilità editoriale e copertura social per tutto il periodo di campagna.



    paneangeli1

    Questa è solo una delle tante possibilità che gli editori e le concessionarie mettono a disposizione e che di volta in volta vanno ritagliate sul brand/prodotto di cui si andrà a parlare. Le attività possono variare di molto in base al budget, al settore, alla concessionaria, all’editore, al target e altri fattori che possono influenzare i contenuti, ma il concetto rimane sempre lo stesso: promuovere senza infastidire, ma intrattenendo l’utente.



    Altra conseguenza dell’introduzione degli ad blocker è il programmatic, ma l’argomento verrà approfondito tra qualche giorno. Stay tuned!

    Martina

    Lo Hobbit: il viaggio è inaspettato, e l’incasso?

    È iniziata la stagione invernale cinematografica e soprattutto stiamo per entrare nel vivo del Natale, periodo molto ricco di nuovi titoli e si spera anche per il botteghino.
    Ma quali sono i titoli più attesi?
    Sicuramente c’è il tradizionale film frutto del sodalizio artistico di Neri Parenti e Christian De Sica, che quest’anno parla di colpi di fulmine e abbandona il solito format da cine-panettone.
    Questo sarà un Natale privo dei soliti nomi a cui siamo abituati, infatti hanno abbandonato la nave sia Pieraccioni e che Aldo Giovanni e Giacomo. Vediamo sbarcare nelle sale però Antonio Albanese con il suo “Tutto tutto, niente niente” e “I due soliti Idioti” Mandelli e Biggio.
    La nostra attenzione però quest’anno si è focalizzata su un altro film atteso da tempo e non per il Natale, “Lo Hobbit”.
    Figlio di uno dei franchise cinematografici più ricchi di sempre (Il signore degli anelli) “Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato” è soltanto il primo della nuova trilogia firmata Peter Jackson. La decisione di dividere il libro in tre film è dovuta alla necessità di una più accurata narrazione della storia. Storia che non ha evitato di suscitare una serie di polemiche da parte degli appassionati di Tolkien.
    Jackson, infatti, sembra aver inserito atmosfere e temi che non sono presenti nel libro originale, ma che richiamano molto quelle del “Il Signore degli anelli”. Il regista però ha chiarito che l’inserimento di elementi assenti nel libro sono presi da appendici degli stessi libri di Tolkien.
    Una novità introdotta da Jackson per questo suo lavoro, è il formato a 48 fotogrammi per secondo come versione alternativa alla standard di 24 fotogrammi per secondo. Il 3D, infatti sembra essere un’aggiunta quasi superflua a detta di molti , soprattutto di chi ha potuto assistere all’anteprima.
    Altro tema che ha inizialmente lasciato un po’ di perplessità nel pubblico italiano è stata la sostituzione del doppiatore dell’attore Ian McKellen (Gandalf). Gianni Musy, infatti, morto nell’ottobre del 2011, è stato sostituito da Gigi Proietti e non sono mancati inizialmente commenti ironici al riguardo. Alla prova dei fatti però, l’attore comico sembra aver superato l’esame a pieni voti.
    Per chi non si accontenta mai, inoltre, sembra ci sia un’edizione estesa del film che avrà 20-25 minuti di scene tagliate dal film, alcune delle quali già inserite nei numerosi spot (ben 12) lanciati per la promozione del film.
    Qualche settimana fa Davide ha parlato dei numeri di Skyfall e ha provato a fare una previsione dell’incasso del film nel primo week end di proiezione nelle sale.
    Oggi in previsione dell’uscita de “Lo Hobbit”, ci riproviamo. I nostri calcoli derivano da un’analisi di dati web accurata e rispetto all’ultima volta abbiamo cercato di migliorare il nostro algoritmo aggiungendo degli elementi che possono influenzare il risultato finale.
    La nostra previsione si aggira intorno ai 6/6,5 milioni di euro per il primo week end. Ci stiamo di nuovo lanciando in una sfida che stavolta è ancora più ardua a causa del periodo natalizio caratterizzato da un’aleatorietà tale da stravolgere qualsiasi calcolo ben progettato.
    Come andrà a finire? Silenzio in sala, comincia il film.

    Martina

    Partenza Intelligente

    Fino a poco più di quattro mesi fa non conoscevo Estrogeni, poi tra i vari appunti utilizzati per la mia tesi di laurea ho trovato un nome e un sito web che hanno attirato la mia attenzione. Ho inviato subito il mio curriculum e dopo neanche due settimane dalla laurea, Davide mi contatta per un colloquio. L’incontro va bene ma mi dicono che nel caso in cui si fossero sbloccati alcuni progetti, mi avrebbero ricontattata.
    Pensavo che la cosa fosse nata e morta lì (generalmente, le aziende quando ti dicono che richiamano nel 90% dei casi non lo fanno), invece qualche settimana fa ricevo una graditissima e-mail da Davide che mi chiede di vederci una seconda volta. Inutile dire quanto sia stata felice di varcare di nuovo il portone di via Nomentana 222 e così, superati alcuni intoppi burocratici, l’11 giugno ho iniziato ufficialmente il mio stage.
    Al fianco di Davide, Ignazio, Antonio e Alessandro (e soprattutto con la loro supervisione), sto iniziando a muovere i miei primi passi nella divisione di Business Intelligence, prendendo confidenza con la piattaforma Thread-Off.
    La voglia di imparare è tanta e la strada di fronte a me è lunga ma qui ho la sensazione che il viaggio appena intrapreso sarà pieno di bei momenti e l’accoglienza dei primi giorni ne è la dimostrazione. Inoltre, essendo tra le poche donne di Estrogeni, mi sento anche un po’ coccolata.
    Sono quindi pronta a non deludere le aspettative di Davide, che ha riposto in me la sua fiducia, e di Alfredo che si è fidato del giudizio di Davide.